Giorgio Arfaras
L'economista greco
5 Aprile Apr 2011 1639 05 aprile 2011

Britannica / I

La Gran Bretagna è un eccellente punto di osservazione per l'intreccio fra politica, economia e finanza. La Gran Bretagna era uno dei paesi con il bilancio pubblico peggiore. Il suo saldo del bilancio pubblico prima del pagamento degli interessi – il saldo primario - era negativo, ossia richiedeva l'emissione di debito prima ancora di pagare gli interessi sul debito emesso. Un debito pubblico così malmesso non poteva che continuare a gonfiarsi in rapporto alla crescita economica.

E’ stato perciò varato un piano per fermare la crescita del debito, che passa attraverso un saldo fra uscite ed entrate prima del pagamento degli interessi in cui le entrate sono maggiori delle uscite. La correzione dei conti pubblici è nella direzione del taglio delle imposte per i meno abbienti e del contenimento delle spese. Alla politica fiscale restrittiva si contrappone quella monetaria espansiva. La politica monetaria britannica è lasca da molto tempo – i tassi d’interesse sono bassissimi. Essa forse è sufficiente per stimolare la crescita, che resta modesta, ma è troppo lasca per fermare l'inflazione, che è crescente.

Il percorso che portava a un'uscita facile dalla crisi – non solo nel Regno Unito - era la combinazione di politiche fiscali restrittive e di quelle monetarie espansive. Si vede però dall'esperienza britannica degli ultimi tempi che le politiche fiscali non possono essere troppo restrittive – per le tensioni sociali che possono alimentare, e quelle monetarie troppo espansive – perché si sta formando l’inflazione.

Forse è a causa di queste difficoltà che da Oltremanica arrivano delle nuove proposte su come rilanciare l'economia europea – si noti non quella della sola Gran Bretagna. Secondo il governo inglese, il rilancio si avrebbe attraverso il miglioramento delle condizioni in cui operano le imprese. E’ un modo per riportare al centro dell’attenzione le politiche che vogliono mettere in movimento l’economia dal lato dell’offerta. La movimentazione dal lato dell’offerta è però un processo lungo, mentre si hanno delle difficoltà nell’immediato.

Il famoso “giudizio dei mercati” su quanto accade in Gran Bretagna si può seguire dall’andamento della borsa? Sì e no. Una parte cospicua degli utili e dei dividendi delle maggiori imprese britanniche quotate – quasi la metà – si forma, infatti, all’estero. Questo per dire che, se le borse salgono o scendono, bisogna tener conto delle loro caratteristiche, che non riflettono necessariamente l’economia del paese. L’Italia, per esempio, non è un paese dove le banche e le assicurazioni pesino per il 50% dell’economia – come avviene, invece, in borsa. Dunque non si ha una traslazione immediata: la borsa va bene/male, allora l’economia va bene/male.

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