Giorgio Arfaras
L'economista greco
11 Aprile Apr 2011 1046 11 aprile 2011

Americana / I

Pimco – una gigantesca società californiana di gestione del risparmio – negli ultimi tempi ha azzerato il proprio investimento nel debito pubblico statunitense. La motivazione che è stata data è che non sanno chi (1) comprerà il debito pubblico di nuova emissione quando a giugno sarà terminata la politica monetaria non ortodossa: il Quantitative Easing 2 – ossia l'acquisto di titoli del tesoro da parte della banca centrale.

I mercati azionari sono girati nell’agosto del 2010. Fino a quel momento erano allo stesso livello dell’inizio dell’anno, o anche sotto. E sono girati perché la banca centrale statunitense ha annunciato l’acquisto di titoli del Tesoro. Come mai la banca centrale degli Stati Uniti si è messa a comprare debito pubblico? Si capiva già nella primavera del 2010 (2) che, con le elezioni di mid-term, sarebbe cambiato l’equilibrio politico. I Democratici – sebbene indeboliti – non avrebbero acconsentito al taglio della spesa pubblica, mentre i Repubblicani – in ascesa – non avrebbero acconsentito al rialzo delle imposte. Ergo, il deficit pubblico sarebbe rimasto com’era. In realtà, secondo le ultime proiezioni è aumentato. Il deficit è finanziato con l’emissione di obbligazioni. La sottoscrizione del nuovo debito forse si sarebbe potuta avere solo offrendo rendimenti maggiori.

È ragionevole affermare che il debito pubblico statunitense ha un prezzo maggiore (un rendimento minore) di quello che altrimenti avrebbe, se fosse sottoscritto solo dai privati timorosi del «rischio tasso». Un debito pubblico come quello statunitense, che cresce più di quanto cresca l’economia, prima o poi sarà sottoscritto con rendimenti maggiori. I modesti rendimenti di oggi sono incongrui, ma sono tenuti bassi dall’intervento della banca centrale. Vera la premessa, segue che il rendimento delle obbligazioni private e dei mutui ipotecari è minore di quello che altrimenti sarebbe, e che le azioni hanno un prezzo maggiore di quello che altrimenti avrebbero.

La banca centrale dichiara che comprerà 900 miliardi di debito pubblico. Il nome dell’operazione è Quantitative Easing 2. Il nuovo debito pubblico è pari al deficit. Prima delle elezioni di mid-term il deficit stimato ammontava a 1.000 miliardi di dollari, mentre adesso è stimato intorno ai 1.500. In altre parole, l’intervento della banca centrale compra e comprerà una parte considerevole del nuovo debito pubblico. In questo modo, il costo dell’«indecisionismo» statunitense sulla politica fiscale (tagli alle spese – ma quali?, rialzo alle imposte – no, grazie) non emerge. Si compra tempo, sperando che la ripresa economica riporti tutto sotto controllo.

A proposito degli effetti del minor costo del debito pubblico. Gli interessi sul debito pubblico sono pari al 15% delle entrate fiscali del governo federale degli Stati Uniti. Questo numero è influenzato da quanto i rendimenti sono bassi. Il debito è rinnovato emettendo molte obbligazioni a breve scadenza, che sono acquistate in misura cospicua dalla banca centrale. Se il debito costasse come nella media degli ultimi duecento anni (il 5,8%), allora gli interessi sul debito sarebbero pari al 30% delle entrate. Se il debito costasse come nella media del secondo dopoguerra (il 6,9%), allora gli interessi sul debito sarebbero pari al 37% delle entrate (3). Che cosa accadrà quando il Quantitative Easing 2 sarà terminato?

(1) http://www.pimco.com/Pages/Two-Bits-Four-Bits-Six-Bits-a-Dollar.aspx
(2) http://www.centroeinaudi.it/notizie/incipit-dei-commenti-futuri-/-ii.html
(3) http://ftalphaville.ft.com/blog/2011/03/04/504871/mean-reverting-us-government-bonds/

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