Design Kit - Inspiration and references
14 Aprile Apr 2011 1237 14 aprile 2011

Che bello si progetta ancora …

Ieri abbiamo percorso le strade del Fuori Salone di Milano, partendo dal centro e spostandoci piano piano in bicicletta verso la periferia nord-est. Partiti dai grandi player del made in Italy di via Pontaccio, via Durini, corso Monforte, passando per l’Accademia di Belle Arti di Brera e per la Statale. La prima impressione è quella di un comparto aziendale che ha lavorato moltissimo sugli allestimenti, sui materiali di rivestimento e sui colori, insistendo molto sulle collezioni conosciute. Quello che maggiormente affascina e stupisce è l’enorme attenzione dedicata all’intrattenimento immersivo del visitatore. Si ha quasi l’impressione di passare da un set cinematografico ad un altro, dove la scollatura tra la realtà vera e quella aumentata è apparenetemente sottile.

Approdati ai chiostri della Statale, tra tante proposte artistiche spicca qualche progetto di design; di indubbio livello la proposta del pannello architettonico di R. Mayer con un dettaglio industriale incredibile, dove trasparenze e polimero creano un manufatto di estrema leggerezza o ancora un braccio meccanico robotico, in bacheca trasparente, che disegna su un enorme blocco in verticale con la nuova penna di Moleskine.
Abbiamo visto molte installazioni super-sponsorizzate e molto altre fortemente autocelebrative, ma il contenuto si faceva un po’ desiderare. Fin qui nulla di nuovo, il Fuori Salone è anche questo, fa parte del gioco però, emerge con una certa evidenza che le nostre aziende hanno voluto, forse, prendersi una pausa riflessiva dedicata al raffinare i dettagli produttivi. In ogni caso gli investimenti sono considerevoli sia per la spettacolarità del Fuori Salone che, soprattutto, per il faraonico show-business in Fiera con stand a dimensione architettonica, a più piani, raffinatissimi e con una cura qualitativa del dettaglio portata all’estremo. Tanto, tantissimo racconto, espresso attraverso la creazione di atmosfere studiate e alla costruzione di precise sensazioni progettate nel dettaglio che affermano e consolidano le collezioni esisteni in formula fiabesca, fuori scala, su metrature improponibili. E poi? Ci siamo chiesti se oltre alla gigantografia di un vivere domestico riservato ai sognatori, si potrebbe lavorare anche su contenuti diversi.

Riprendendo il viaggio di scoperta, siamo ripartiti alla volta della Fondazione Prada dove un collettivo belga di architetti interpreta, decostruisce e mette in mostra i set usati nelle sfilate di moda. Gli stessi, durante la passata edizione della Biennale di Architettura di Venezia, avevano allestito il padiglione del Belgio con una mostra molto interessante. Incuriositi ci siamo andati e abbiamo trovato uno spazio enorme riorganizzato in percorsi dettati da strutture enormi impilate, disasseminate, decontestualizzate, catalogate e impachettate rivelando quello che normalmente non si vede; una celebrazione dello scarto e dell’abbandono. Appagati e affamati ci siamo trasferiti in zona Lambrate per vedere altri collettivi di creativi stranieri.

Arrivati in Ventura Lambrate abbiamo ritrovato lo spirito di altri tempi, quanto il Fuori Salone era meno massificato e commerciale e più dedicato alla cultura del progetto. Moltissimi i visitatori e gli addetti ai lavori, ma anche tante piccole mostre posizionate in nuove architetture e grandi capannoni industriali che accolgono più eventi sotto lo stesso tetto. Il tutto coordinato molto bene in modo sobrio e preciso. Siamo passati attraverso un mare di prodotti olandesi, ben raccontati anche da una pubblicazione gratuita chiamata “The Red Dot” dove spiccano molte realtà come Weltewree che si cimenta in prodotti che osservano in modo puntuale il mondo legato al riutilizzo delle risorse.

In una serie di hangar si presentano le scuole. Per missione si occupano di Design e processi produttivi e appartengono a varie nazioni, stati e continenti. Che bello si progetta ancora, cisiamo detti! Finalmente siamo rimasti folgorati da ragazzi, giovani progettisti, ben coordinati da docenti illuminati che esrpimono bene i tanti valori legati ai bisogni e alle opportunità contemporanee. Abbiamo trovato un’infinità di osservazioni e spunti sulla società dove viviamo con risposte interessantissime, non solo dal punto di vista della ricerca, ma anche del manufatto e del dettaglio.
I ragazzi ci parlano di sostenibilità, ma non attraverso proclami o eventi lussureggianti, ma con la reale concretezza dei loro risultati di ricerca, con prodotti che guardano al mondo attraverso il riuso dei materiali, le lavorazioni non convenzionali, l’accoppiamento del nuovo con il vecchio, il rotto e abbandonato rigenerato, l’ipertecnologico con il naturale. Pratiche antiche mescolate a quelle moderne: dalla stereolitografia alla terra cotta, ai meccanismi di hacking, il meshup. Hanno parlato di prodotti open source in puro spirito web 2.0 e di avatar fisici e non virtuali. Ci raccontano con maestria e in modo molto leggero i processi produttivi che stanno dietro ai loro prodotti. Lo dicono attraverso oggetti bellissimi e poetici che spiegano anche il contesto in cui viviamo oggi, hanno capito dove siamo più di chiunque altro, ma soprattutto abbiamo visto finalmente l’atto progettuale che sembra essersi perduto altrove. Grazie quindi agli studenti della Bezelel Academy of Arts and Design of Jerusalem, della School of Art and Design di Kassel, della Central St. Martins di Londra, della Academy Fine Arts di Maastricht, della Royal College of Art di Londra, della HfG Karlsruhe (però loro sono in viale Crispi) e ai loro professori e alle loro istituzioni che gli offrono concrete opportunità infondendo loro la magia della sperimentazione.

http://designproductscollection.rca.ac.uk/home/
http://www.kkaarrlls.com/index.php?feature=about
http://sites.google.com/site/thinkinghands2011/
http://www.kasselcollection.de/
http://www.abkmaastricht.nl/

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