Tigerente
14 Aprile Apr 2011 1239 14 aprile 2011

Verdi e comunisti pro-life, accade in Germania

Oggi al Bundestag si discuteva di un tema, che da noi in Italia è stato oggetto di una dura contrapposizione politica appena sei anni fa: l’opportunità o meno di vietare la diagnosi preimpianto. Tutti noi ricordiamo le vette di squallore raggiunte dal dibattito parlamentare e televisivo in quella circostanza. Insulti, urla, livore. Questo fu il bilancio di una campagna referendaria, condotta da ambo le parti con pulsioni al limite dell'irrazionale.

In Germania, no. Quando si tratta di discutere di biopolitica, il Bundestag e le televisioni pubbliche si fanno improvvisamente due volte più riflessive di quanto già non siano di norma. Il tono di voce degli oratori è incredibilmente pacato, il rispetto per l’interlocutore massimo. E ciò non perché si sia tutti d’accordo su quale sia la scelta preferibile, ma perché laddove si toccano le corde più intime dell’animo umano è meglio procedere con cautela.

Nel luglio scorso la Corte di Cassazione aveva stabilito che la diagnosi preimpianto non fosse contraria alla "legge per la tutela dell'embrione" del 1991 in quanto da essa non espressamente regolamentata. Non era quindi penalmente rilevante la scelta di un medico di procedervi. Il Bundestag ha deciso di colmare il vuoto legislativo, ma è ad oggi spaccato in due. A loro volta spaccati sono i cinque gruppi parlamentari: 192 i deputati pronti a votare una legge che imponga un divieto assoluto, 215 quelli per un’applicazione libera della PID (come si chiama in Germania la diagnosi preimpianto); 36 infine i parlamentari che propongono una soluzione di compromesso, che consentirebbe uno screening sugli embrioni solamente in caso di gravi malattie genetiche.

Per un osservatore straniero la cosa più curiosa in questi casi è di ritrovarsi ad ascoltare interventi di politici dei Grüne, dell’SPD o di Die Linke (l’estrema sinistra) decisamente contrari a questo tipo di test. Eppure anche questo accade in Germania. La prima firmataria del disegno di legge che propone il divieto assoluto è la signora Göring-Eckardt, che oltre ad essere deputato ecologista è anche presidente del sinodo della Chiesa protestante tedesca (EKD). Gli argomenti usati – il rischio eugenetico da un lato contro una libera scelta dei genitori per evitare l’aborto dall’altro –non sono differenti da quelli sentiti in Italia, eppure la cura della forma, in questi casi, consente all'opinione pubblica di accostarsi al tema con meno pregiudizi.

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