Club House
19 Aprile Apr 2011 1113 19 aprile 2011

Il rugby scalda i motori. La Fiat pure

Mentre i campionati volgono al termine, per lasciare spazio alle fasi finali, si affronta il futuro: la palla in questione è ovale mica per niente, quando rimbalza non si sa mai dove possa andare a finire e comunque non sta mai ferma. Abr, uno degli autori di Right Rugby, punta dritto alla meta in una partita nella quale c'è di mezzo l'italiana (o italo-americana?) Fiat.

Che la Magners, marca di succhi e bevande (sidro, non birra) fosse in procinto di lasciare la sposorizzazione della Lega Celtica, alla scadenza del contratto, era noto. Dopotutto il Campionato porta quel marchio dal 2005, dopo sei anni it's time to move on per tutti. L'ha confermato alla BBC uno spokesman dell'azienda: "Magners will not be renewing their sponshorship of the Celtic rugby competition at the end of their current contract."
Sono aperte le trattative del Board per trovare il nuovo sponsor, fatto primario di vita o di morte - il che può spiegare tra l'altro l'attenzione relativa riservata dallo stesso a rotturine locali del tipo, scovare una emittente interessata a produrre le gare giocate in Italia.
Fatti noti quindi; la vera notizia, confermata dalla stessa BBC, è che tra le candidate ci sia anche l'italiano (o italo-americano?) GRUPPO FIAT.

Fiat ha già tangibilmente mostrato il suo interesse per il rugby, sfruttando l'immagine degli All Blacks nei loro Tour extra tornei Sanzar e Mondiali (vedere foto) e c'è da presumere che l'immagine del rugby - potenza, affidabilità, dinamismo - sia coerente con l'idea che di se - o di marchi o prodotti suoi - l'azienda vuol far passare. Iveco Trucks e All Blacks, l'associazione sorgeva spontanea e probabilmente ha prodotto ritorni positivi e ben valutati all'interno del Gruppo automobilistico. C'è un precedente positivo insomma.
I quali All Blacks non sono una squadra come le altre, sono un brand di livello mondiale noto e riconosciuto quanto la Ferrari e la CocaCola: dove vanno, Australia, Sudafrica e forse Galles a parte, difficilmente sono accolti dalla gente come meri avversari. Legarsi agli All Blacks è più simile a sponsorizzare una serie o un campionato che non piazzare il logo sulle magliette di un team locale.

La distinzione è importante: è molto diverso dal punto di vista del marketing, associare il proprio o un proprio marchio a una singola squadra locale, rispetto a sponsorizzare un evento o una serie. Nel primo caso c'è una logica di legame territoriale contraria a tutte le strategie globali di Fiat, nel secondo è una esigenza di brand awareness nei pubblici raggiunti dall'evento, far conoscere un marchio o rilanciarlo, associandolo alla percezione di un evento ben noto e dalle caratteristiche nettamente definite.
Il problema della Celtic League dal punto di vista Fiat potrebbe essere non certo la sua immagine quanto la copertura; fortunatamente il rugby è lo sport globale per eccellenza e all year round, la Celtic è nota e nominata non solo nei Paesetti "minnows" dal punto di vista del potenziale di mercato ma anche in Francia, Uk tutta e tra gli appassionati sparsi in tutta Europa e Mondo; soprattutto s'è esteso da questa stagione all'Italia.
Ci potrebbe insomma essere una logica in tale scelta; inoltre forse l'operazione "costa poco" rispetto ai budget abituali di un gruppo automobilistico. Azzardiamo, più che per il brand Fiat 0 Chrysler in se, potrebbe essere un modo di (ri-)lanciare in Europa un marchio o un prodotto legato alla potenza offroad come Jeep, la Madre di tutti i Suv, o rilanciarne uno dall'immagine sportiva e giovane come Alfa Romeo. La quale tra l'altro gode da sempre (e nonostante tutto) di una immagine molto positiva in UK. Vedarem.

Se l'operazione riuscisse, il peso politico della Fir nel Board inevitabilmente crescerebbe: sarebbe un "mission accomplished", che dà immagine di affidabilità e potenza, Dondi s'era infatti impegnato a cercar sponsor per la Celtic e il presentarsi con la Fiat rispetto ai soliti birre, succhi, banche e assicurazioni, è già di per se certamente un successo. Dal potenziale valore molto, molto più alto che un contratto con una emittente televisiva, magari in perdita, giusto per ribadire le priorità qui da noi, dove vive troppa gente un po' troppo televisionaria Qui-Studio-a-Voi-Stadio che perde facilmente le prospettive concrete e corrette.
Si può infine porvocatoriamente scommettere che, seccapita, come byproduct certi arbitraggi celtici un po' "sufficienti" con le italiane potrebbero anche cambiare.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook