La Smorfia
20 Aprile Apr 2011 1657 20 aprile 2011

RELEASE AI WEIWEI

Londra - La enorme scritta realizzata su una facciata del Tate Modern Museum

Giovanna Cosenza scrive sul suo blog “Perché l’Italia non si mobilita per Ai Weiwei?” , ponendo all’ attenzione dei suoi lettori, come di solito è abituata a fare, una questione grande come un palazzo (forse molto di più) sul nostrano ambiguo mondo della cultura, dell’ informazione e della comunicazione.

Ai Weiwei artista ed attivista cinese , molto conosciuto per le sue “performance“ artistiche, è stato arrestato a Pechino il 3 aprile scorso e, da allora , non se ne hanno più notizie. Il suo arresto è inquadrabile all’ interno di un più ampio giro di vite su attivisti e dissidenti, che gli attivisti dei diritti umani descrivono come il peggiore in oltre un decennio. Le autorità cinesi sarebbero state molto preoccupate, in quei giorni, dalla nascita di un possibile movimento per la “rivoluzione del gelsomino”, in parte ispirato dai fermenti pro-democrazia in Medio Oriente.


Ma la domanda di Giovanna “perché i media italiani – così pronti a indignarsi per la «mancanza di libertà di espressione» se permette di parlar male di Berlusconi – trascurano Ai Weiwei?” non trova risposte né da parte del mondo artistico e culturale italiano, né da quella del mondo istituzionale e diplomatico.


E’ evidente che la questione è impopolare. Dal punto di vista istituzionale e di governo, i rapporti con la Cina sono evidentemente troppo importanti perché possa essere messa in discussione qualsivoglia ipotesi di inoltrare richieste di informazioni al governo cinese se mai ve ne fosse stata l’ ipotesi. Il mondo artistico non reagisce perché già soccombente per molti aspetti, provato nel profondo con tagli e impoverimento di tutte le attività in suo sostegno sebbene, alla fine sia andata meno peggio di quanto si potesse pensare. Ripiegato su se stesso? Forse. Certo non contribuisce la scarsa diffusione che dai media mainstream è stata data alla notizia.


E la rete? La rete della democrazia, della condivisione e della partecipazione? Silenziosa quanto mai. E' questo forse un rilancio utile.

Ma sarà sufficiente?

Non è molto più semplice e popolare rimpallarsi le gag di Berlusconi o i disastri del governo in parlamento, piuttosto che approfondire tematiche relative a paesi lontani e dove accadono cose, dal punto di vista dei diritti civili ed umani, molto più gravi ?
Ecco forse la parola che proprio in rete non ci sta bene è questa: “approfondimento”.

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