Giorgio Arfaras
L'economista greco
21 Aprile Apr 2011 1049 21 aprile 2011

L'oro come rifugio

Nella rassegna stampa di oggi si riporta che il prezzo dell'oro sta schizzando per il timore che i debiti pubblici possano andare fuori controllo (1). C'è chi teme che persino gli Stati Uniti possano fare una «brutta fine» perché ingoiati da un enorme debito pubblico, volto a rilanciare – senza successo - la ripresa economica (2). E c'è chi pensa di trovare nell’oro uno strumento che lo copra dall’evenienza negativa. Perché mai l’oro dovrebbe coprire dalle evenienze negative (3)?

L’oro è molto più volatile dell’euro o dello yen – alcune delle altre attività che potrebbero salire di prezzo, se il dollaro franasse. Negli ultimi dieci anni la volatilità giornaliera dell'oro - ossia la media delle deviazioni positive e negative dalla media divise per la media (4) - è stata il triplo della volatilità dell’euro rispetto al dollaro e il sestuplo della volatilità dello yen rispetto al dollaro.

Si tende perciò a credere che, se le cose andassero male, l’oro «schizzerebbe» in alto con una forza inimmaginabile, rispetto ai «rifugi» alternativi, come le succitate monete. (S'intende che, se le cose ad un certo punto non fossero più percepite come pessime, l'oro cadrebbe con la stessa forza con cui è salito). In breve, se uno pensa che le cose possano andar molto male e compra oro, gode del vantaggio – assumendo che le relazioni statistiche del passato si ripropongano nel futuro – di poterne comprarne una quantità sei volte inferiore a quanti yen dovrebbe comprare per ottenere lo stesso effetto.

Questo non significa che l’oro abbia per sé un valore, perché è più «concreto» della moneta cartacea, emessa a discrezione della banca centrale – la così detta fiat money. L’oro vale proprio perché qualcun altro eventualmente lo compra, contando un giorno di poterlo vendere. Abbiamo quindi un valore «soggettivo». L’oro – a differenza delle altre attività finanziarie - non produce un reddito, come il dividendo nel caso delle azioni, la cedola nel caso delle obbligazioni, o l'affitto nel caso delle abitazioni. Dunque il suo prezzo non dipende da altri valori con cui può essere messo in relazione, ma solo dalla percezione di chi scambia. Possiamo dire che l’oro non ha «fondamentali».

Ma perché l’oro è tanto volatile? L’oro prodotto ogni anno (il flusso) è pari all'1,5% dell’oro estratto fin dalla notte dei tempi (lo stock). La quantità in offerta di nuovo oro è rigida, perciò le variazioni della domanda si scaricano con violenza sul prezzo. L’offerta di oro non può essere alterata in ragione dei maggiori prezzi. Insomma, la variazione della produzione non agisce come «calmiere». L’offerta rigida è dunque all’origine della volatilità del prezzo dell’oro, che è all’origine del valore - come opzione cautelativa – dell’oro.

(1) http://www.linkiesta.it/i-giornali-del-mondo-seguono-obama-facebook
(2) http://www.linkiesta.it/blogs/economista-greco/americana-i
(3) http://www.centroeinaudi.it/commenti/oggetti-del-desiderio-/-loro.html
(4) http://it.wikipedia.org/wiki/Volatilit%C3%A0_%28economia%29

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