Una panchina, un libro
21 Aprile Apr 2011 0642 21 aprile 2011

Malevoli venti di montagna

Incontro con Alessandro Perissinotto

E’ una storia d’amore l’ultimo libro di Alessandro Perissinotto, autore di diversi romanzi polizieschi e noir. “La prima storia d’amore che mi sia riuscita davvero” dice lo scrittore alla presentazione di Semina il vento (Piemme) a Torino. Ma, poiché l’amore sboccia fra Giacomo , un ragazzo piemontese, e Shirin, iraniana, che si incontrano a Parigi e poi si trasferiscono in Italia, il romanzo ha anche una carica politica e sociale molto attuale. I due, dopo il matrimonio, ritornano a Badallo, paese sulle montagne dove Giacomo è nato. All’inizio la comunità locale accoglie la coppia con benevolenza, ma poi, a poco a poco, le voci si spargono su Shirin, le cui origini la etichettano come persona non grata. E la storia prende una piega sempre più inquietante all’insegna dell’intolleranza e dell’odio, secondo un meccanismo già ben descritto da Giorgio Diritti nel suo film Il vento fa il suo giro.
“Ci sono partiti che fanno politica sulle etichette” dice Perissinotto. Il sindaco leghista di Varallo (Badallo…) Sesia, ad esempio, è assurto ripetutamente agli onori della cronaca per le sue iniziative xenofobe: dal divieto alle donne di immergersi nel fiume in burkini alla proposta di tassare l’un per cento delle rimesse degli immigrati
ai cartelloni “Varallo paese non islamizzato”.
“Nessuno si sognerebbe di vietare la spiaggia alle suore, perché allora dettare quanti centimetri di stoffa deve portare la donna per sentirsi libera? “ si chiede lo scrittore. “Ritengo che il compito di chi scrive romanzi sia non solo di raccontare la realtà, ma anche di anticiparla” dice, e denuncia la scarsità di indignazione nell’opinione pubblica. Il rischio è che l’odio, alimentato e strumentalizzato a fini politici nella convinzione di poterlo controllare, dilaghi senza limiti. Come avvenne con l’antisemitismo di epoca fascista.
Perché la protagonista di Semina il vento è una donna iraniana e non una marocchina o una tunisina? Perché Shirin, in quanto iraniana, è fuori dallo stereotipo (leggi “etichetta”) dell’ immigrato povero, che “ruba” il lavoro a chi lo ospita e grava sulla collettività. Shirin, colta e benestante, è figlia di un medico facoltoso, che ha abbandonato l’ lran con la caduta dello scià. E nella società iraniana contemporanea, che noi erroneamente pensiamo ferma al Medio Evo, le spinte modernizzatrici sono forti quanto le imposizioni khomeiniste e hanno prodotto un paese in cui le donne laureate superano il 60 percento.
Perché i due personaggi si incontrano a Parigi e non altrove? Risponde Perissinotto: “ La Parigi del libro rappresenta una società sufficientemente cosmopolita e tollerante perchè le etichette contino meno e due persone così diverse possano effettivamente incontrarsi.” Ma in questi giorni il vento sta girando anche lì…

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