Kernels
28 Aprile Apr 2011 1300 28 aprile 2011

Madoff e 'Madoff dei Parioli'

Questo post, scritto con FRANCO SPINELLI, si può leggere anche su http://carminetrecroci.blogspot.com/

La vicenda etichettata ‘Madoff dei Parioli’ colpisce sempre più. Da quanto è già emerso, si tratterebbe di uno ‘schema à la Ponzi’ portato avanti per oltre 15 anni grazie anche alla imprescindibile copertura di banche. L’attività avrebbe fruttato una raccolta di 200-300 milioni di euro presso oltre 1.500 clienti-risparmiatori, tra i quali, a giudicare dalla lista di nomi messa in rete, troviamo non solo degli sciocchi, ma anche dei furbi, o peggio, dei personaggi interessati al riciclaggio di denaro frutto di reati vari che andrebbero dall’evasione fiscale all’estorsione. Spicca, in particolare, il nome del clan dei Piromalli, i quali avrebbero prima consegnato e poi preteso la restituzione di somme consistenti; e proprio questo, complice un’assurda denuncia per estorsione da parte degli architetti dello schema, avrebbe fatto emergere la vicenda.

Essa stimola diverse considerazioni. Una riguarda il frequente ripetersi di casi di raccolta di fondi fatta prospettando interessi fuori mercato che poi si cerca di corrispondere con raccolta di altro denaro. Lo schema richiede un numero sempre maggiore di nuovi risparmiatori, e quindi è destinato a saltare. A quel punto, la combinazione delle perdite causate a molti, dei reati contabili finalizzati a nascondere lo schema e magari dell’esercizio abusivo dell’attività bancaria, tipicamente determina una severa condanna per autori e complici dello schema. Carlo Ponzi, a cui va l’indesiderato onore di avere dato il nome allo schema, lo praticava agli inizi del secolo scorso, ma poi nel 1920 finiva in carcere. Lo svedese Ivar Kreuger lo praticava a cavallo degli anni 1920 e 1930, ma poi si suicidava nel 1934. La parabola ascendente di Sergei Mavrodi, alimentata dal medesimo schema, arrivava al capolinea nel 1992. Saltando i diversi e comunque notevoli casi dell’Albania del 1996-97, arriviamo a quello di Bernard Madoff emerso nel 2008. Dopo avere raccolto la cifra record di 65 miliardi di dollari, Madoff incassava anche la condanna record a 150 anni di carcere e perdeva un figlio, suicidatosi nel secondo anniversario dell’incarcerazione.

Ma allora, visti i sistematici, brutti esiti finali dello schema, perché continuano a provarci? La risposta sta, come al solito, nella combinazione di domanda e offerta. Da un lato, ci sono sempre capitali in mano a sciocchi o a furbi-criminali alla ricerca di canali e servizi fuori mercato che la finanza corsara tende a offrire; dall’altro, finché dura, lo schema rende molto bene ai suoi artefici. Partendo dal nulla, Madoff accumulava un patrimonio personale valutato in circa 1 miliardo di dollari e che comprendeva aerei e yacht personali nonché residenze in luoghi esotici. Quanto al ‘Madoff dei Parioli’, gli inquirenti stanno ricostruendo il patrimonio accumulato in vari luoghi e che sarebbe notevole, e il tenore di vita della cricca non era certo allineato con le loro apparenti capacità professionali.

Altre considerazioni attengono invece a una diversità oggettiva tra quei due ultimi casi. Lo spessore culturale degli artefici degli schemi è molto diverso. E’ di gran lunga più elevato quello di Madoff, non a caso arrivato alla carica di presidente del Nasdaq e noto per essere un sofisticato conoscitore dei meccanismi di mercato e contabili della finanza. ‘Bernie’ era in grado di beffare a lungo non solo i propri clienti e collaboratori, ma anche una SEC peraltro più volte imbeccata dall’evidenza fornita dal finanziere indipendente Harry Markopolos, che aveva compreso il carattere criminale dell’attività di Madoff. Alla fine però, come peraltro nel precedente ed altrettanto esemplare caso di Kreuger, nemmeno l’elevata preparazione culturale è bastata e il castello è crollato. L’indubbio, minore spessore culturale del Madoff ‘de noantri’ rende ancora più incomprensibile come per 15 anni egli abbia potuto beffare centinaia di clienti e operare indisturbato nell’ombra; e porta a pensare che qui le responsabilità delle banche siano ben maggiori di quelle di JP Morgan nel caso del Madoff di New York.

Tra i due casi, c’è poi una diversità che temiamo e che riguarda il possibile epilogo giudiziario di quello romano: non siamo sicuri che arrivi una sentenza altrettanto rapida ed esemplare.

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