Club House
2 Maggio Mag 2011 0835 02 maggio 2011

Lo sport più bello del mondo

Per chi non fosse d'accordo, per chi non considerasse il rugby lo sport più bello al mondo, si raccomanda di riuscire a pescare qualche immagine di un paio di partite giocate nell'ultimo fine settimana: Munster - London Harlequins, semifinale di Challenge Cup, e Leinster - Stade Toulousaine, semifinale di Heineken Cup. Poi ne riparliamo.

Si vive di emozioni, altrimenti tanto vale ritirarsi in una baracca su in collina isolati dal mondo, fingendo di sopravvivere da asceti. Invece no, invece sabato pomeriggio il rugby ha regalato minuti di grande gioco, roba da alto livello, di agonismo pure, di atleti che metaforicamente indossano i panni dei guerrieri e si gettano alla carica, forti del fatto che alle loro spalle avranno sempre dei compagni pronti ad aiutarli. Gli Harlequins, per esempio, hanno espugnato il Thomond Park, il quartiere generale della franchigia irlandese con sede a Limerick (nella foto tratta dal Guardian i festeggiamenti guidati dal capitano Nick Easter, il primo a sinistra). Il Munster ci aveva disputato 40 partite di competizioni europee, perdendo una sola volta prima del ko portato a termine dagli inglesi, votati all'attacco per filosofia, poi bravi a contenere la reazione delle furie rosse che possono fare affidamento su un pubblico caldissimo, che si ispira cantando "The Fields of Athenry", aria popolare che racconta della lotta dell'isola verde contro gli invasori di sua Maestà (video sotto). O facendosi forza con motti del genere: "To the Braves and Faithful, Nothing is Impossible".

Qualche minuto più tardi, a Dublino, il Leinster ha superato il Tolosa al nuovo Lansdowne Road. Il Tolosa deteneva il titolo di campione d'Europa, un anno aveva fatto la festa ai Dubliners. Altri ottanta minuti di puro sport. Che qui sta la differenza: il calcio è un gioco, il rugby è uno sport. Scontro fisico, placcaggi duri, nervosismo, mani stupende a muovere palla per tutto il terreno di gioco. Sempre nel rispetto dell'avversario e della disciplina che è chiamata a fare i conti con ritmi continuamente più alti e con arbitri che hanno solo due occhi per riuscire a tenere tutto a bada. Sarà stato anche il sole che ha baciato entrambi gli incontri, sarà stata l'aria primaverila che si respirava anche dallo schermo della televisione, sarà che più si sale di livello, più risaltano le qualità delle squadre che così in alto ci sono arrivate.

Perché se strappa gli applausi l'azione simil-basket che il Barcellona ha imbastito per segnare il 2-0 al Real Madrid al Bernabeu nel mercoledì di Champions League, finalizzata dai piedi di Leo Messi, è emozione pura quella che si prova nel vedere panzer e fanteria che vanno all'assalto della trincea nemica, nell'eleganza del gesto atletico.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook