Incrocio dei pali
4 Maggio Mag 2011 1644 04 maggio 2011

Ci vuole un bel coraggio a dar ragione a Lotito. Io ce l'ho

Ci vuole un bel coraggio a dare ragione a uno come Lotito, ma se uno ha ragione, ha ragione, a prescindere da chi è e da qual è la sua storia. Certo, per dargli ragione, bisognerebbe prima capire ch cosa sta dicendo esattamente e questo non sempre è possibile, ma se non altro può essere divertente cercare di scoprirlo. A proposito: chi sarà l’autore dei suoi testi? E se non c’è, molto probabile che non ci sia, chi sarà il suggeritore delle sue metafore? Che cosa c’entri il tintinnio delle manette con i fischi degli arbitri resta un mistero. Ma assolutamente chiaro è il messaggio: in questo finale di campionato, stanno accadendo cose strane, non tutte e non solo attribuibili alla mediocrità della classe arbitrale, spiegatemi perché e, se non sarete sufficientemente convincenti, mi tutelerò in altre sedi, visto che amministro una società quotata in Borsa. Parole in libertà? Mica tanto. Considerato il passato recente del calcio italiano e considerato anche il fatto che le conseguenze giuridiche della possibilità di collocamento a Piazza Affari dei club calcistici non sono mai state esplorate fino in fondo.
Detto questo, più delle parole di Lotito (fra l’altro chiedergli di parlare chiaro sarebbe inutile come chiedere a Zamparini una moratoria di un anno sugli esoneri dei suoi allenatori), restano insopportabili le predicozze lette sui giornali o sentite alla Tv provenienti da quegli stessi operatori dell’informazione che sguazzano nelle moviole per tutta la settimana salvo poi fare i finti indignati quando le loro stesse argomentazioni vengono fatte proprie dai dirigenti del pallone (a meno che, naturalmente, non si tratti di Galliani, Moratti o dell’Agnelli di turno che godono di salvacondotto critico permanente effettivo). E allora sotto con i “basta con i veleni”, “siate responsabili”, “punite chi protesta”, e via dicendo. Mentre puntuale scatta l’indagine della Federcalcio attraverso quell’ineffabile personaggio che è il cosiddetto procuratore federale. Il quale, come sempre, trasformerà l’accusatore in accusato, chiudendo la sua inchiesta con il deferimento, in questo caso di Lotito, alla giustizia sportiva e relativa successiva piccola squalifica senza alcun effetto pratico. E in questa inchiesta sommaria, che più sommaria non si può, il medesimo Lotito alla fine sarà probabilmente l’unico interrogato.
Peccato che il problema non sia capire perché Lotito ha detto le cose che ha detto, ma cercare di scoprire perché sono successe le cose di cui Lotito ha parlato. Quindi se proprio un interrogatorio va fatto, dovrebbe essere convocato l’arbitro di Lazio-Juventus, Mazzoleni. Per fargli una sola domanda. Questa: scusi, se lei non ha visto quello sgambetto di Chiellini a Floccari nell’area di rigore della Juventus, perché non ha subito ammonito l’attaccante della Lazio per simulazione?
Nel frattempo, in un Paese calcisticamente sano, i dirigenti degli arbitri avrebbero già provveduto a congedare il medesimo Mazzoleni: grazie tante, ma questo non è lavoro per lei, si può vedere male, si può interpretare male un episodio, si può sbagliare, più o meno gravemente, ma il regolamento lo si deve conoscere. Altrimenti si resta a casa a vedere le partite in tv come tutti noi. E a scuoiare con grande compiacimento e non senza tintinnio di manette gli arbitri che sbagliano. Se davvero soltanto sbagliano.

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