Giorgio Arfaras
L'economista greco
6 Maggio Mag 2011 2037 06 maggio 2011

L'occupazione ingessata

Negli Stati Uniti dal secondo dopoguerra la disoccupazione, che aumentava durante recessione, era solitamente assorbita in meno di un anno grazie alla ripresa. Poi dal 1990 i tempi si sono allungati. A due anni dopo il 1990, a tre anni dopo il 2000. Oggi siamo già a tre anni da quando è apparsa la recessione e mancano ancora 7 milioni di posti di lavoro rispetto al livello di occupazione precedente la crisi, ma ne mancano 11, se teniamo conto di quanti posti di lavoro ci sarebbero stati se la crisi non fosse apparsa (1).

Negli Stati Uniti alcuni affermano che le multinazionali licenziano nella madrepatria ed assumono all'estero. La conseguenza è che l'occupazione non cresce, nonostante il deficit pubblico e i tassi di interesse ai minimi termini.

Guardando i numeri (2), il sistema industriale degli Stati Uniti ha ridotto l'occupazione nella madrepatria di circa 2 milioni di persone e ha assunto più di due milioni di persone all'estero. Andando a guardare meglio, la crescita dell'occupazione all'estero è soprattutto legata ai settori dove le multinazionali non potevano non assumere lavoratori domestici. Se una catena di negozi per abbigliamento o di alimentare apre all'estero assumerà soprattutto lavoratori di quei paesi.

E dunque la modesta capacità di creare posti di lavori non è attribuibile semplicemente alle multinazionali che licenziano qui e assumono lì. C'è qualche cosa d'altro? Un'ipotesi è che non nascono numerose come in passato le piccole imprese. Perchè mai oggi ne nascono poche è argomento complicato (3). In Italia diremmo che le imprese non sorgono numerose per colpa della burocrazia, indicando il sistema statunitense come esempio per la nascita facile delle imprese. Ma gli statunitensi chi debbono indicare come esempio?


(1) http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/05/06/jobs-report-the-age-of-diminished-expectations/

(2) http://economistsview.typepad.com/economistsview/2011/05/is-offshoring-behind-us-employments-current-problems.html

(3) http://blog.atimes.net/?p=1708

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