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6 Maggio Mag 2011 0800 06 maggio 2011

Ospizio Italia, il nostro futuro secondo l'Onu

I politici italiani dovrebbero dare un’occhiata attenta ai dati riguardanti l’Italia dell’ultimo Rapporto Onu sulla demografia. Ci sono indicazioni interessanti sul nostro futuro. Alcune sono positive. Per esempio l’aumento dell’aspettativa di vita che continua a crescere. Nel 1950 chi nasceva in Italia poteva sperare di vivere circa 60,4 anni. Oggi l’aspettativa di vita è salita a 82 anni, nel 2050 sarà 86,2 anni, nel 2100 90,6 anni.
Ma questa rivoluzione ha alcuni aspetti a dir poco allarmanti. Nel 1950 l’età media degli italiani era 28,6 anni, oggi è 43,2 anni, nel quinquennio 2035-2040 sarà 50,3 anni. Una società dove l’età media delle persone che incontrate per strada è leggermente superiore a 50 anni assomiglia a un cronicario per anziani: nel 2040 il 38,6% degli italiani avranno oltre 60 anni (oggi sono il 28,5%). Nel 2050 gli ultraottantenni saranno il 12,9%, più di uno ogni otto persone. Non ci sarà da stupirsi se in un sistema che dedicherà gran parte delle risorse a mantenere i vecchi, i giovani avranno voglia di emigrare (ancora più di oggi) verso località meno deprimenti.
È difficile che queste previsioni siano smentite dalla realtà: la demografia è un destino, almeno per i prossimi venti-trent’anni, perché le persone che saranno adulte nel 2030-2040 sono già nate, ed è difficile immaginare che i comportamenti demografici possano cambiare radicalmente a breve scadenza.
Quali sono le contromisure che altri paesi stanno adottando contro questo dramma incombente?
La prima, la più ovvia, è l’aumento della età della pensione. La Germania (i cui cittadini nel 2040 avranno un’età media di 50 anni, circa coma in Italia) ha già provveduto ad alzarla a 67 anni. La stessa decisione è già stata presa da Stati Uniti e Norvegia (che pure nel 2040 avranno rispettivamente un’età media di 40 e 42 anni). In molti paesi si discute se portare l’età della pensione a 70 anni, senza troppi scandali.
Il secondo è costituito da politiche mirate per attirare giovani immigrati di talento dai paesi in via di sviluppo a forte crescita demografica. Significa investire in scuole e università di eccellenza per essere un polo di attrazione verso un mercato di circa 15 milioni di studenti che già oggi si spostano nel mondo in cerca di corsi di laurea, master e PhD di alto livello.
Il terzo ha a che fare con la valorizzazione dei (pochi) giovani italiani, limitando al massimo la dispersione scolastica e investendo sui talenti.
Osservando quello che sta accadendo in Italia si ha l’impressione che da noi si voglia remare controcorrente. Forse il declino a cui già oggi assistiamo è solo una anticipazione del futuro. Ma l'Italia dei conservatori (sia quelli che si battono contro l'aumento dell'età pensionabile sia quelli che fanno muro contro l'immigrazione) appare sempre più agguerrita.

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