Una panchina, un libro
7 Maggio Mag 2011 0753 07 maggio 2011

Sarà pure un successo, ma non è Le Correzioni

Jonathan Franzen, Libertà, Einaudi, 2011

Pubblicato ad agosto 2010 negli Stati Uniti, la tanto attesa seconda grande opera di Jonathan Franzen è oramai un bestseller anche in Italia. Libertà, che è stato acclamato dal New York Times come “capolavoro della fiction americana”, in realtà non ha lasciato unanimemente soddisfatta la critica anglosassone quanto Le Correzioni , il libro che nel 2001 ha reso Franzen famoso in tutto il mondo.

Anch’io purtroppo mi associo ai delusi. Non voglio, né sono in grado, di cimentarmi con un’analisi comparata dei due lavori, ma questo libro, così sospettosamente simile a Le Correzioni per lunghezza (562 pagine nell’edizione paperback originale rispetto a 568 del romanzo precedente) e per tematica (una famiglia della media borghesia americana, questa volta nell’era di Bush Jr) soffre probabilmente dello sforzo di ripetere un successo editoriale straordinario. Alcuni importanti ingredienti ci sono sempre : scrittura fluida , grandi capacità di introspezione psicologica, senso dell’umorismo unito a una buona dose di cinismo. Ma anche se non mancano i momenti in cui ritroviamo le affascinanti intuizioni del Franzen di un tempo, nel suo complesso il racconto non convince.

Al centro c’è la lunga storia matrimoniale di Patty e Walter Berglund, rappresentanti della generazione di Franzen (anni Cinquanta) : lui un self made man divenuto legale d’impresa e successivamente esperto di protezione ambientale; lei, figlia frustrata di una famiglia benestante newyorkese, ex campionessa di basket, poi desperate housewife in una cittadina del Minnesota. A fianco della coppia, Franzen introduce innumerevoli altri personaggi di cui lo scrittore stenta a tenere le fila: alcuni, dopo qualche interessante pennellata, finiscono su un binario morto – è il caso ad esempio di Eliza, l’inquietante compagna di università di Patty, sua unica amica; altri, come Jessica, la figlia della coppia , spuntano qua e là senza che Franzen dia loro un vero ruolo; altri ancora , come la giovane Lalitha, vengono improvvisamente liquidati, quasi che l’autore volesse liberarsi del problema di risolvere la loro presenza. Del resto questo comportamento accomuna Franzen ai suoi personaggi, che tendenzialmente, e il titolo del romanzo ce lo ricorda, scappano dalle difficoltà anziché affrontarle.

La mia delusione è stata tanto più cocente se si considera che le prime 28 pagine – un prologo che introduce Patty, Walter e figli, fotografandoli a metà della loro storia - sono scritte in uno stato di grazia, così ben sviluppate e intriganti da creare grandi aspettative

D’altronde, c’è sempre stato qualcosa di non completamente normale nei Berglund (p.1 )

…la cosa strana di Patty, considerando il suo attaccamento per la famiglia, era che non lasciava trasparire alcun legame con le proprie radici (p.5)

…Connie non aveva alcuna nozione di completezza: era tutta profondità senza estensione. Quando colorava si perdeva a riempire uno o due spazi con il pennarello, lasciando il resto vuoto e ignorando le allegre esortazioni di Patty di provare con altri colori (p.11- la traduzione dei brani è mia)

Purtroppo gli sviluppi che questi passaggi lasciano presagire si rivelano di una banalità straordinaria. La cosa più anormale dei Berglund è che da una coppia liberal e Democratica nell’era di Bush jr sia nato un giovane Repubblicano doc: Joey, il figliol prodigo, la cui storia , inverosimile da diversi punti di vista, si affianca a quella di Walter e Patty. Il matrimonio dei genitori invece procede su binari assolutamente prevedibili, quasi da sit-com su Sky. Nato su presupposti incerti, va progressivamente a rotoli per motivi abbastanza ovvii. Patty è da sempre innamorata di Richard, un rocchettaro sexy à la Springsteen , donnaiolo, fuori degli schemi, miglior amico del bravo, ma insipido Walter. Quando – purtroppo molto tardi per lui e per noi - Walter scopre forzatamente l’infedeltà di Patty, si mette con la propria giovane assistente indiana, super-efficiente oltre che ambientalista invasata come il suo capo.

E già perché, anche se gli echi delle nefandezze di Bush jr restano solo sullo sfondo, Franzen non ci risparmia le tirate sociali ed ecologiste : lunghi sermoni sulla necessità di proteggere l’ambiente e controllare le nascite, che strizzano l’occhio al sogno obamiano di Green Economy . E il gioco può dirsi riuscito se, come risulta dai media, Obama l'estate scorsa si è portato in vacanza una delle prime copie di Freedom. Ma poi, gli sarà piaciuto, o no?


 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook