grand-tour
17 Maggio Mag 2011 2113 17 maggio 2011

La politica delle piste ciclabili

Ieri abbiamo fatto un giro in bici, da Lecco a Lodi lungo l'Adda, con Alfonso Cantafora (abbiamo fatto delle cose insieme in passato, le trovate qui)

Abbiamo pensato che si potrebbe scrivere una breve storia della politica dei comuni attraversati rilevando la superficie delle ciclabili; a volte ci è venuto il dubbio che più che la politica magari avremmo potuto descrivere la passione ciclistica, o meno, degli assessori (mountain bike o corsa, magnanimità o partecipazione, e cosí via). Il dubbio si é disipato al pensiero che in effetti oggi l'interesse privato e la politica corrispondono, lasciandoci liberi di dissertare sulle finiture di questi brandelli di modernità e tolleranza in movimento.

Le ciclabili hanno una doppia valenza, da una parte sono l'ultima novità, almeno da noi, dal punto di vista infrastrutturale, ma dall'altra hanno una caratteristica medioevale, quella di seguire ogni curva, piega e angolo dei territori che attraversano. Questo continuo arzigogolamento, unito alla sempiterna tradizione comunale italiana, produce un campionario vastissimo di incroci di superfici: si passa dall'asfalto rosso di Milano (ma la Moratti avrà realizzato l'estremismo intrinseco in questa scelta? O con grande spirito le ha fatte rosse visto che a sinistra non sono mai stati capaci di farne mezza?), alle traversine in calcestruzzo riutilizzate effetto Parigi-Roubaix, alla terra battuta e ghiaia sottile, sino alle sfrontate doppie linee con avvisatori sonori che sempre a Milano sono l'invidia dei taxisti.


Ad ogni modo la complessità del fenomeno si percepisce solo percorrendo un tratto lungo, come quello di sabato: un bel progetto sarebbe un rilievo sonoro del lungo fiume, realizzato con questa bici un po'grezza o con quest'altra molto elegante (sarà esposta a Berlino durante la settimana del design) che restituisca il sound della politica italiana nei comuni sotto i 20000 abitanti.

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