L'Itabolario
20 Maggio Mag 2011 1053 20 maggio 2011

Retorica

Col postmoderno credevamo di averli superati. Pensavamo che pomposità, formalismi, cerimoniali fossero orpelli di un passato lontano. In un certo senso facevamo bene: il gusto per i trionfi e per gli apparati nel secolo Ventesimo ha prodotto più massacri che capolavori. Ma ci sbagliavamo. Nella società sfilacciata e spaurita in cui viviamo le persone chiedono rassicurazioni e ancoraggi alle istituzioni e ai rituali. Pensiamo al Presidente della Repubblica. La fiducia degli italiani nei suoi confronti raggiunge percentuali bulgare. E solo grazie al suo patrimonio di credibilità l’anniversario dell’Unità ha in qualche modo funzionato. Senza la sua autorevolezza e la sua moral suasion, tutto si sarebbe risolto al più con qualche convegno. Ma pensiamo anche a un fatto recente: la regina Elisabetta visita l’Irlanda e rende omaggio ai caduti nelle lotte contro l’Inghilterra. Un gesto di grande importanza, giustizia e anche di un certo coraggio. Solo lei poteva compierlo: il suo incedere regale, i suoi cappellini color pastello, il suo cerimoniale così rigido (accompagnati dall’eleganza di Filippo) sono per gli inglesi una garanzia e un ammonimento: se The Queen stabilisce di fare i conti con una pagina triste della propria storia, tutti gli inglesi accettano di fare altrettanto.

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