Giorgio Arfaras
L'economista greco
24 Maggio Mag 2011 0927 24 maggio 2011

Il debito pubblico statunitense / I

Tutti a parlare del debito sovrano dei paesi europei periferici. Che dire di quello degli Stati Uniti? Se Bush non avesse mai tagliato le imposte per un periodo limitato, poi esteso da Obama, e se non avesse fatto guerra all’Iraq e all’Afghanistan, poi continuata da Obama, e se non ci fosse stata – sotto entrambi i presidenti – la crisi, ebbene il bilancio federale sarebbe in pareggio e non in deficit. Ma questa non è la notte in cui tutti i gatti sono bigi. Ciascuna delle succitate voci ha avuto un impatto molto diverso. Di molto maggiore è il peso del taglio delle imposte nell’alimentazione del deficit, seguito dalla crisi e, in ultimo, dalle guerre (1).

I deficit generati delle diverse voci (i flussi) si sommano fino a produrre il debito (lo stock) generato da ogni voce. (Ai diversi deficit sono sommati gli oneri da interessi pro quota). Ne viene fuori il debito pubblico generato da ogni voce. Si proiettano poi i deficit – che, cumulati, producono debito – sino alla fine del decennio. La proiezione avviene mantenendo la legislazione invariata (2). Alla fine del decennio in corso la metà del debito pubblico statunitense – quello detenuto dal pubblico (3), che tende al 100% del Pil – è figlio delle minori imposte.

Lasciando, invece, spirare le esenzioni di imposta (4) e supponendo di avere un gettito pari alle maggiori imposte, si ha il nuovo gettito fiscale. Le vecchie imposte più le nuove imposte che arrivano dalla fine delle esenzioni sono in grado – azzerando il deficit – di fermare la crescita del debito già nel decennio in corso.

Tutto bene, pericolo scampato, basta alzare le imposte nei prossimi anni? No, perché la popolazione invecchia e l’impatto della spesa sociale arriva nei decenni che seguono quello in corso. Se si proietta il nuovo gettito fiscale – quello con la simulazione della fine delle esenzioni d’imposta –, esso da solo è pari, nel 2050, alla spesa sociale. Ossia, le altre spese pubbliche non saranno finanziate dalle imposte. La spesa sociale crescerà molto per l’invecchiamento della popolazione. Laddove per spesa sociale si intende il Medicare – le cure sanitarie per gli anziani – e il Medicaid – le cure sanitarie per i poveri (5).

Con le maggiori imposte si porta sotto il controllo il debito pubblico nel decennio in corso; si finanzia solo la spesa sociale nei decenni a venire. Il sistema politico dovrà quindi decidere se colpire i contribuenti oppure chi usufruisce della spesa sociale – o una via di mezzo. In realtà, esiste una «terza via», praticata con successo dopo la la seconda guerra, che è quella di schiacciare artificialmente i rendimenti del debito pubblico sotto il tasso di crescita dell’economia (6). In questo caso non sono i cittadini contribuenti, né i cittadini che usufruiscono della spesa sociale a essere colpiti, ma i cittadini risparmiatori.

Insomma, non si possono avere poche imposte e molta spesa sociale senza far esplodere il debito pubblico. Proprio come avvenne in Italia negli anni Settanta e – in misura minore – negli anni Ottanta. Finora negli Stati Uniti il costo del volume crescente del debito pubblico non si è manifestato. I rendimenti a breve sono, infatti, inferiori al tasso di inflazione, e quelli a lunga appena superiori. Questo stato di grazia potrebbe non durare, come vedremo nella prossima puntata.


(1) http://www.cbpp.org/cms/index.cfm?fa=view&id=3490

(2) http://www.offthechartsblog.org/what%E2%80%99s-driving-projected-debt/

(3) http://en.wikipedia.org/wiki/United_States_public_debt

(4) http://en.wikipedia.org/wiki/Bush_tax_cuts

(5) http://www.cbpp.org/cms/index.cfm?fa=view&id=3049

(6) Carmen Reinhart, M. Belen Sbrancia, The Liquidation of Government Debt, NBER, 2011.

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