Punto e a Capo
25 Maggio Mag 2011 1121 25 maggio 2011

Anche Riva indagato all'Ilva, per la morte di 15 operai

Le malattie professionali e i decessi ad esse legati, costituiscono, da molti anni, una drammatica realtà per la provincia di Taranto e, puntualmente, la Procura della Repubblica avvia inchieste, per fare chiarezza sulle cause e cercare di dare giustizia alle vittime e ai loro familiari.

Quello che è chiaro, è che si continua morire anche a causa di dirigenti, che in spregio a tutte le norme della sicurezza sul lavoro, sono colpevoli di omissioni e violazioni, che addirittura favoriscono le malattie professionali, che poi si rivelano mortali.

Mi riferisco all’avviso di conclusione delle indagini preliminari fatto notificare dal sostituto procuratore Raffaele Graziano a 30 indagati, tra i quali spiccano Emilio e Fabio Riva, oltre al direttore dello stabilimento Ilva di Taranto, Luigi Capogrosso, anche se nell'elenco ci sono molti altri.

Per tutti, la pesante accusa è di concorso in omicidio colposo, in relazione a 15 decessi avvenuti tra il 2004 e il 2010, per mesotelioma pleurico e peritoneale e per cancro ai polmoni.

Ma se, le province di Brindisi e Taranto sono a rischio per la presenza di insediamenti industriali come il Petrolchimico o l’Ilva, la situazione più grave, secondo il quadro tracciato dalla Lilt, è a Lecce, dove è stato riscontrato il più alto numero di decessi per tumore ai polmoni: ben 513 nel 2008.

Intanto, Taranto Futura (comitato nato, circa quattro anni fa, con l'obiettivo di stimolare la classe politica ad una severa presa di posizione nei confronti della grande industria, l'Ilva in particolare, produttrice di inquinamento ambientale) ha fatto appello al Consiglio di Stato, contro la decisione del Tar di Lecce di annullare il decreto, che indice il Referendum contro l’Ilva.

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