Le parole sono importanti
25 Maggio Mag 2011 0941 25 maggio 2011

Come superare l'ansia da intervento pubblico e fare un ottimo discorso

Ieri un amico mi ha cercato chiedendomi qualche consiglio per affrontare un discorso pubblico di fronte ad una platea ampia. La sua preoccupazione principale era l'ansia. Gli ho risposto proponendogli alcuni consigli che potrebbero essere utili anche a te quando ti trovi ad affrontare una situazione simile.

L'ansia è una normale componente dell'attività pubblica: qualsiasi persona che salga su un podio o su un palco per parlare o recitare di fronte ad altri ce l'ha.

E meno male, perchè l'ansia è fondamentale: è come un campanello che ti ricorda che stai per fare qualcosa di importante: se non ce l'avessi non daresti a quell'azione la giusta importanza e magari faresti una pessima figura.

Un'altra cosa da non dimenticare è che l'ansia ce l'hanno tutti: un amico attore mi raccontava di un suo anziano ed affermato collega (non rivelo il nome, ma molto probabilmente lo conosci): calcava le scene da cinquant'anni eppure prima di salire sul palcoscenico era tanto agitato che per calmarsi doveva bere un "cicchetto" di whisky.

Ora io non ti consiglio di fare altrettanto, anzi te lo sconsiglio.

Ma ci sono quattro elementi che ti possono aiutare a superare l'ansia e a fare un'ottima impressione (a te stesso e agli altri):

1) La respirazione: è l'elemento più importante, quello che fa la differenza fra un discorso di una persona sicura e quello di chi farfuglia, balbetta oppure di chi - parlando velocissimo - rischia di non farsi capire e di apparire impacciato.

Quindi regola numero 1: segna sul foglio del tuo discorso le pause che farai, per prendere fiato e poter dare la giusta intonazione a parole e frasi. Non correre: chi ti ascolta ti sta concedendo la tua attenzione, prenditi dunque il tempo necessario, qualche secondo in più o in meno non fa la differenza.

2) La postura: molto spesso respiriamo male perchè scegliamo una postura sbagliata: seduti, con le gambe accavallate e il busto contorto. Oppure in piedi, con le gambe attorcigliate e la schiena ricurva. E' sbagliatissimo: un intervento insicuro deriva spesso dalla scelta di una posizione scomoda che rende difficile la respirazione.

Regola numero 2: scegliere una posizione che faciliti la respirazione. Se parli in piedi gambe leggermente divaricate e busto eretto. Se parli seduto mettiti "composto" in modo da acquisire già fisicamente un elemento di sicurezza.

3) Sguardo. Troppo spesso chi pronuncia un discorso legge un foglio e in questo modo è facile che chi lo ascolta perda l'attenzione. Un altro errore comune è quello di guardare solo una persona, di solito quella più importante e di ignorare gli altri che, di conseguenza, si sentiranno esclusi.

Regola numero 3: è bene guardare tutto il pubblico e ricordarsi che lo sguardo è un elemento di forza e non di debolezza; in altre parole quando guardi qualcuno sei tu in una posizione di superiorità e questo ti aiuta ad acquisire sicurezza.

4) Preparazione. Qualcuno pensa che i migliori discorsi siano quelli "a braccio", quelli cioè che vengono inventati sul momento scegliendo le parole e i discorsi. Niente di più falso: i migliori oratori sono quelli che provano e riprovano il discorso, per acquisire sicurezza, scioltezza e dominare l'argomento. Solo dopo averlo ripetuto molte volte è possibile andare "a braccio" e quindi magari fare piccole variazioni su un tema che è però stato saldamente interiorizzato.

Quindi la regola numero 4 è: prova, prova e ancora prova. Ripeti l'intervento più volte, provando la postura, le pause, lo sguardo, i movimenti del corpo.
Solo quando ti sentirai sicuro vorrà dire che sarai pronto. E' molto importante ed è la prima forma di rispetto per chi ti ascolta: preparati bene, se stai chiedendo il tempo del tuo pubblico devi sapere bene come usarlo.

*Gianluca Giansante è autore di "Le parole sono importanti. I politici italiani alla prova della comunicazione" (Carocci). Se ti interessa il tema puoi trovare maggiori informazioni su gianlucagiansante.com

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