ManicaLarga
30 Maggio Mag 2011 1607 30 maggio 2011

A Vincere Non è la Sinistra ma il PD come "Partito Aperto". Morale Aveva Ragione Tony Blair

Da milanese residente a Londra, ovvero una città che per certi versi assomiglia molto a Milano o perlomeno a quello che potrebbe essere Milano, mi permetto qualche valutazione su questa straordinaria vittoria di Giuliano Pisapia. E degli altri candidati “alternativi” di Napoli e Cagliari. Dico alternativi perché definirli di centro-sinistra sarebbe sbagliato oltre che contro-producente. A me infatti pare che la vera novità di questa tornata elettorale non stia tanto nella vittoria di una parte sull’alltra (lo è, ma non solo) quanto nella rivoluzione ormai metabolizzata delle primarie, che ha permesso al Partito Democratico d’interpretare la parte di Lazzaro.

Riflettiamo. Tutti i candidati autori della miracolosa impresa non sono uomini di partito ma anzi persone che si sono affermate nonostante il partito: Pisapia si è imposto all’architetto Boeri scelto dalla cupola del PD in zona cesarini, a due settimane dalla scadenza delle nomine; De Magistris è un outsider al cubo, che ha persin incrociato le spade col leader dell’Italia dei Valori, Tonino Di Pietro; stessa solfa per Massimo Zedda, che al primo turno era addirittura finito alle spalle del centro-destra. A perdere insomma non è solo Berlusconi ma anche l’apparato del PD, quei dirigenti accusati tanto tempo fa da Moretti di saper produrre solo sconfitte. Cos’è cambiato allora dal j’accuse di Nanni? Semplice: lo statuto del nuovo Partito Democratico. Che aprendosi alla società civile ha saputo smuovere le coscienze.

Ecco allora che l’affermarsi delle primarie come principio di valutazione dei candidati ha riacceso la fiammella democratica degli elettori. Il PD è così diventato l’unico strumento di rinnovamento a disposizione dei cittadini, che ogni volta che è stata data loro la possibilità hanno provato a riempire di contenuti il partito-contenitore. Prova del nove la nomina di Piero Fassino a Torino, città settentrionale considerata sicura grazie al buon lavoro di Chiamparino. Sarà anche una brava persona, Fassino, ma difficilmente si può vendere come il nuovo che avanza. Bersani, Veltroni, D’Alema e compagni, quando si poseranno sul capo la corona dei vincitori, e lo faranno di certo, sappiano dunque comprendere dove origina la vittoria. Questo non è un voto per loro. Lo usino, però, come volano per accompagnare la trasformazione. In caso contrario, dovessero cioé scegliere la via dell’arrocco per paura dell’onda che viene dal basso, il risultato sarebbe il solito: tutti a casa.

Tony Blair, ovvero uno che di politica ne capisce qualcosa, nel suo libro di memorie ‘Un Viaggio’ è stato profetico. Le battaglie del futuro - parafraso un po’ - non si combatteranno più sull’asse destra-sinistra, conservatori-progressisti, ma partiti aperti e partiti chiusi. Ovvero aperti alla società civile, attivi sul territorio come su internet con strutture leggere e porose. Ora, Blair è quello che è: entrato poco più che 40enne a Downing Street con la chitarra sulle spalle ne è uscito 10 anni dopo con lo spettro dell’Iraq sulla testa. Ma è anche l’inventore della terza via europea, il riformatore del partito laburista - rompere coi sindacati, aprire al mercato e al centro - capace di portare a casa tre mandati storici per il Labour Party. Roba da abc della politica al giorno d’oggi ma rivoluzionaria a metà degli anni Novanta - e forse non del tutto da buttare nell’Italia di oggi.

Queste parole i dirigenti del PD dovrebbero tatuarsele sul corpo. Più apriranno il partito e le istituzioni - introducendo, magari, non solo la preferenza per i candidati al Parlamento nella riforma elettorale prossima ventura ma anche la “sfiducia” del deputato eletto mediante “contro-elezione” nel suo collegio, ovvero una delle possibilità in discussione in Gran Bretagna per migliorare la qualità della democrazia - più scopriranno che i cittadini sono meno conservatori di quel che credono.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook