L'Itabolario
30 Maggio Mag 2011 1444 30 maggio 2011

Auto-ironia (fa rima con Pisapia).

Chissà se tra qualche anno ne parleranno i manuali di scienza politica… La vittoria di Giuliano Pisapia a Milano sarà forse decisiva per le sorti del governo, ma meriterebbe uno studio sul piano della comunicazione politica, di cui non sono un esperto. Mentre il centro-destra milanese scagliava contro il candidato gauchista accuse le più turpi, spesso infondate, tentando di indurre i milanesi alla paura, il popolo di Pisapia (per involontario assist dell’ineffabile Red Ronnie) ha disinnescato queste minacce grazie all’antifrasi, ridicolizzando le ossessioni leghiste contro la moschea, i Rom, gli stranieri. Ne è nata una meravigliosa saga virtuale, partecipata da migliaia di utenti Facebook e altri social network, in cui il neo-sindaco era il responsabile di ogni sorta di nefandezza: dalla sveglia che suona troppo forte al tacco che si rompe al fidanzato che ti molla. Fantastico. Fino a veri e propri capolavori come l’«Inno» di Pisapia cantato da Elio o «Pisapia canaglia» elaborata da Radio popolare. Una campagna elettorale straordinariamente divertente per tutti le migliaia di militanti veri o improvvisati.
Un giorno ce lo dovranno spiegare i nostri esperti di comunicazione. Quelli che – abbandonata ogni ambizione non dico morale, ma di sostanza – ci hanno spiegato in questi anni che «foera de ball» era una grande intuizione politica, che il dito medio fa prendere voti, che insultare è più redditizio che spiegare. Chi considera la politica un’arte nobile, già non era d’accordo. Ma anche gli altri rifletteranno, spero, sulla lezione di Milano. La Moratti, La Russa, Santanché, una risata li seppellirà.

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