Diario americano
31 Maggio Mag 2011 1540 31 maggio 2011

Piscine e Grande Depressione

Ci sono fatti piccoli, che talvolta raccontano un momento, una fase storica, un Paese, meglio dei grandi eventi.

Il fatto piccolo che ci viene segnalato in questi giorni è la chiusura di molte piscine pubbliche in giro per gli Stati Uniti, soprattutto nei centri della provincia americana più povera e depressa. Un fatto piccolo, verrebbe da aggiungere, rispetto alle vicende della politica di Washington, o alla cronaca dei media nazionali, ma che comunque tocca e coinvolge milioni di americani. Con l'inizio dell'estate, che in molti centri del Paese si annuncia soffocante, non riapriranno molte delle piscine gestite dalle amministrazioni pubbliche. Troppo alti i costi, di manutenzione, gestione, assicurazione, dicono sindaci e amministratori.

Delle 13 piscine pubbliche operanti a Sacramento nell'ultimo decennio, ne sopravvivono soltanto 3. In South Carolina, negli ultimi 5 anni, hanno chiuso 17 piscine. Nella contea di Grand Traverse, Michigan, rimane aperta una sola piscina per 87 mila residenti.

Il risultato non sarà ovviamente soltanto un minor numero di cittadini in grado di esibire la tintarella. Il risultato sarà privare migliaia di genitori di centri, pubblici e sicuri, dove mandare i propri figli; sarà lasciare migliaia di bambini, spesso i più poveri, senza luoghi di socializzazione e divertimento; sarà la creazione di un divide sociale, economico, culturale, tra quelli rimasti senza piscina pubblica e chi può invece permettersi l'ingresso a un club privato; sarà l'eliminazione di luoghi che negli anni hanno svolto un'importante ruolo di integrazione etnica e razziale.

La cosa curiosa è che gran parte di questi spazi furono creati proprio negli anni della Grande Depressione. Più di mille piscine pubbliche vennero infatti costruite negli anni Trenta, nell'ambito di un programma di lavori pubblici inteso a stimolare l'economia, il lavoro, ma anche le occasioni di socializzazione, per milioni di americani.

E' un'altra Grande Depressione, 70 anni dopo, a provocare la chiusura di molti di questi luoghi. Ogni comunità reagisce del resto come sa, e come può, alle difficoltà. Oggi la parola d'ordine è tagliare, diminuire i costi. 70 anni fa, si preferiva investire. In lavoro, e mattoni. Ma anche in sole, acqua, attività fisica. E felicità.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook