Gesellschaft
4 Giugno Giu 2011 1049 04 giugno 2011

De Magistris sindaco irregolare

Lo so, titolo impegnativo. E qualche lettore starà già sbraitando prima ancora di iniziare a leggerlo. Ma il fatto resta. Luigi De Magistris è un sindaco irregolare. O meglio, è a capo di una stagione di sindaci irregolari.
Mi spiego.
Questa tornata amministrativa ha consolidato un processo che da qualche anno andava affermandosi ma in forme sparute. Sindaci come De Luca a Salerno o Renzi a Firenze ne avevano posto le basi, la vittoria di Pisapia a Milano, Zedda a Cagliari e De Magistris a Napoli ne ha invece dato i contorni più chiari.
Sono leadership che hanno strutturato - o che struttureranno - forme diverse di amministrazione, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con i partiti. Questa riorganizzazione delle relazioni politiche e amministrative è per ora in forma embrionale e locale ma i tratti visti possono farci presumere che avrà ricadute nazionali.
Ovviamente i casi sono differenti. Si pensi a Pisapia e Zedda che, vincendo le primarie, hanno posto la loro leadership con strumenti e percorsi precisi e netti. Oppure De Magistris che, pur non correndo alle primarie napoletane, ha trasformato il primo turno come un momento di scelta popolare sul candidato che avrebbe poi fatto da ariete per il centro-sinistra, imponendo la sua leadership sui partiti. Per intercettare le differenze basta guardare l'esito di Torino con Fassino e Bologna con Merola.
Sindaci irregolari dunque rispetto al tradizionale percorso di candidatura che ha caratterizzato la stagione dei Sindaci degli anni '90 e che evidenzia profonde ridefinizioni tra gli stili leadership e le burocrazie di partito. Un percorso che si intreccia con il più complicato processo di personalizzazione dei partiti e che coinvolgendo la sfera istituzionale rilancia il già ampio dibattito sui poteri e i governi monocratici, vera e forse unica novità del sistema politico italiano di questi ultimi dieci anni.

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