Il cammello, l'ago e il mercato
4 Giugno Giu 2011 1130 04 giugno 2011

Zona franca fiscale a Milano, non è una cosa seria

In un intervento pubblico nel bel mezzo della campagna elettorale per Palazzo Marino, il ministro Tremonti lanciò a metà aprile la proposta di una zona franca fiscale per Milano. I dettagli non erano abbondanti, ma sul Sole 24 Ore del 17 aprile scorso si potevano leggere le parole dell'allora sindaco Moratti: “Milano farà concorrenza a Dublino. Con il recepimento della direttiva europea per l'adozione del miglior regime fiscale le imprese finanziarie straniere che scelgono di aprire da noi hanno la tassazione irlandese, la più bassa di tutte. Su questo abbiamo lavorato con il ministro Tremonti e con il presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco”.

Sorvoliamo pure sull'indicativo presente, invece almeno dell'indicativo futuro, se non del condizionale; le imprese avranno, o dovrebbero avere, la tassazione irlandese, ma si sa, de minimis non curat praetor. Transeat anche l'ammirazione, che da queste dichiarazioni traspare, per quel modello irlandese di concorrenza fiscale al ribasso tanto vituperata da Tremonti stesso e da tutti i ministri delle finanze europei, ma che evidentemente egli conserva nel profondo del cuore dai giorni ormai lontani in cui guidava con mano sicura i suoi clienti, quorum et Silvius, nei meandri della tax mitigation internazionale.

Cosa ne sarà ora di quelle promesse di mezzo aprile? Il ministro si difese allora con sdegno dall'accusa di aver fatto solo una sortita pre-elettorale, volta a rianimare- con una dose di pork barrel- il passo afffranto della sua compagna di partito Moratti, in difficoltà sui tornanti finali di una gara che l'ha poi vista cedere di schianto. Vedremo ora se avevano ragione i sospettosi cinici, o il nostro candido ministro genio.

Ha poi vinto, infatti, il centro sinistra, con o senza trattino (in verità non ho mai capito questa storia del trattino, se deve esserci o no, e perché, e il solo fatto che lo si consideri un problema mi è sempre parsa una delle ragioni di fondo delle difficoltà di questa parte politica, che è poi la mia). Bene, ora che il centro sinistra ha vinto, il ministro vorrà certo evitare che si avverino le tetre previsioni del suo presidente del Consiglio, che a maggio scrisse a me, come a tutti i milanesi, una lettera autografa: vi si leggeva che Pisapia voleva “la liberalizzazione delle droghe, le moschee nei quartieri... Milano città aperta ai clandestini e ai campi Rom”.

Ragazzi, non c'è da scherzare. Questi rischi sono molto seri, ce lo assicura il nostro premier! Pisapia prenda subito contatto con il ministro per assicurarsi che il provvedimento in itinere stia ancora procedendo velocemente, nonostante la vittoria dell'”altra parte”, come scriveva nella missiva il premier. Bisogna infatti evitare che zingari e islamici (ormai sinonimo di fondamentalisti, indi di terroristi) colonizzino la città. Se Tremonti vuole allontanare questi rischi, non ha che da tener fede alle promesse fatte a Letizia Moratti. Così la città diverrà il nuovo eldorado della finanza internazionale e la città, piena di alti, biondi e garruli golden boys and girls terrà alla larga i cattivi brutti e neri, che sono pure piccoli, e soprattutto poveri. Non vogliamo vederceli attorno, mettono tristezza; per forza dobbiamo poi scappare dalla città nel sacro week end.

La verità è che la zona franca fiscale a Milano era e resta una bufala; meglio- per tante ragioni che qui non si possono dibattere- che cada presto nel dimenticatoio. Non si può però fare a meno di segnalare questa ulteriore dimostrazione di totale mancanza di serietà politica, cui ha allegramente partecipato il ministro Tremonti.

Il richiamo al week end consente di chiudere con un messaggio serio, per il nuovo sindaco. Cerchi gli strumenti utili a tenere i cittadini in città nel fine settimana. Meno trambusto, più vita sociale, più mescolamento di persone. Il fine settimana è l'unico momento in cui ricchi e poveri rub elbows, si trovano a contatto di gomito. Così i primi impareranno a conoscere i secondi, a non più temerli, forse pure a capirli.

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