Club House
6 Giugno Giu 2011 1314 06 giugno 2011

Il fascino del bianco e nero

Il romanticismo è una bella fregatura. Ci si impegna tanto a ricordare i tempi che furono e non ci si accorge di ciò che sta capitano sotto il naso. Il fascino del bianco e nero confonde le idee. I Barbarians per esempio: riportano con la mente a quando i rugbisti per vivere facevano altro, tipo i contadini, gli operai, i minatori, gli avvocati, gli impiegati, i dottori perché questo sport non era ancora entrato nel mondo del professionismo. Gli spogliatoi erano uno spaccato di classi sociali diverse con le inevitabili contaminazioni. E se essere convocati con la nazionale era qualcosa di cui essere onorati, lo stesso valeva per la lettera recapitata a casa con in allegato l’invito per giocare con i Barbarians, la cui storia è cominciata nel 1890. L’essenza del club sta forse nella divisa: perché se la maglia è a strisce orizzontali bianche e nere, i calzettoni sono variegati nel senso che ogni giocatore indossa quelli del club di appartenenza.

La selezione non ha mai smesso di vivere e negli ultimi quattordici giorni ha ottenuto due risultati importanti e prestigiosi: prima ha sconfitto l’Inghilterra a Twickenham, mentre lo scorso sabato ha superato il Galles al Millennium Stadium per 31-28 con una meta all’ultimo istante di Isa Nacewa, estremo del Leinster, formazione di Dublino. A guidare la truppa per questa spedizione Oltremanica c’era il nostro Sergio Parisse, già capitano dell’Italia, che contro i gallesi è andato in meta e ha strappato il titolo di Man Of the Match (nella foto, via Telegraph). Un riconoscimento che contro gli inglesi era andato a Totò Perugini, giusto per rimarcare il tono azzurro dell’occasione, tanto che tra gli invitati c’erano anche altri due nazionali come Leonardo Ghiraldini e Quintin Geldenhuys.

Soltanto pochi anni fa ci si chiedeva se fosse il caso di garantire un compenso economico agli atleti convocati. Una proposta caduta nel vuoto e nata di fronte ad alcune polemiche perché gli inviti arrivano mentre al Nord alcuni campionati sono in dirittura d’arrivo, al Sud stanno invece per entrare nel pieno della stagione. Come a volersi scusare per il disturbo. Il timore reale era che lo spirito barbarico potesse scomparire. Oggi il rugbista professionista campa di quello che fa sul terreno di gioco e forzatamente alcuni equilibri si sono modificati con il trascorrere del tempo. Al momento il pericolo pare scongiurato: Parisse e compagni non si sono tirati indietro, hanno dato il meglio e si sono divertiti. E hanno pure portato a casa una doppietta, mettendo in ridicolo Mike Phillips.

È il mediano di mischia del Galles e non c’è un motivo particolare per avercela con lui, solo che se le cerca. Si atteggia da fighetta, tenta di mettersi in mostra quando sarebbe il caso di provvedere al sodo. Sabato si è fatto intercettare un passaggio che ha aperto la strada ad una delle cinque mete dei Barbarians, dopo aver macchinato con una lungaggine insopportabile la trasmissione dell’ovale verso un suo compagno. Pensare a quando i gallesi costituivano la spina dorsale dei Barbarians negli anni ’70. Il cappellone-basettone che vedete nel video qui sotto (e che non è in bianco e nero) con il numero 9 - che spetta al mediano di mischia – si chiama Gareth Edwards e nel 1973 segnò quella che è stata votata come la meta più bella di sempre nella partita tra Barbarians e Nuova Zelanda. Basta dare un’occhiata all’azione per concordare.

Phillips non è Edwards: di gente così – fuoriclasse - ne nasce una ogni tanto, ecco. Ma quel dannato sentimento che è il romanticismo non può fare altro che spingere a fare certi raffronti. Salvo poi pensare a quello che hanno combinato i Barbarians in questo pazzo giugno e concludere che la tradizione è salva e le anime romantiche dovrebbero prendersi cura del presente.

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