Falafel Cafè
13 Giugno Giu 2011 1901 13 giugno 2011

Polizia israeliana sotto accusa per il fermo di un ebreo americano

«Mi hanno preso con la forza senza motivo e mi hanno pure menato». «No, ha attaccato un ufficiale di polizia, per questo l’abbiamo arrestato». Mentre Netanyahu volava a Roma, a Gerusalemme scoppiava l’ennesima polemica contro i metodi violenti di parte delle forze di sicurezza. A rafforzare la discussione ci si è messo di mezzo anche un video amatoriale che ha ripreso quasi tutta la scena dell’intervento e quindi dell’arresto.

I fatti. Durante il “Jerusalem Day” del 1° giugno (la festività ricorda l’unificazione della città contesa nel 1967), migliaia d’israeliani scendono per le strade a celebrare la ricorrenza. Tra questi c’è anche il 19enne Lucas, un americano ebreo, arrivato nello Stato ebraico con una comitiva di connazionali.

Con la kippah in testa e una kefiah attorno al collo con una piccola bandiera palestinese, Lucas segue l’evento confondendosi tra la folla, sul versante palestinese. Tutto è tranquillo, fino a quando, nel quartiere musulmano della Città Vecchia, a Gerusalemme Est, la situazione precipita: un gruppo d’israeliani si mette a urlare «Morte agli arabi!». Lucas, dall’altra parte della barricata, dice slogan in favore della Palestina e della proclamazione dello stato arabo.

«Israele sta occupando il territorio palestinese in nome mio, nel nome degli ebrei di tutto il mondo», dice alla telecamera il ragazzo americano. «E noi non ci fermeremo fino a quando tutto questo non sarà finito».

È a quel punto che, per fermare sul nascere una contestazione musulmana, la polizia israeliana interviene subito. Chiede il passaporto a Lucas, e quando lui rifiuta di mostrarlo, gli agenti intervengono con la forza e trascinano il ragazzo per terra, poi lo immobilizzano, quindi lo portano a fatica dentro la macchina blindata, mentre il giovane cerca a tutti i costi di fare resistenza.

Lucas resta in galera per due giorni. La polizia chiede al giudice di prolungare il fermo perché l’adolescente ha usato violenza contro un ufficiale. Il giovane nega. Così il giudice, data anche la non pericolosità, rilascia l’americano. Che, su consiglio dell’avvocato e dei genitori, torna subito a casa. Lasciandosi dietro di sé una lunga scia di polemiche.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook