Saro Capozzoli
Bussola cinese
13 Giugno Giu 2011 1711 13 giugno 2011

Referendum in Italia. Un pensiero da Shanghai.

Anche in Cina è arrivato l'eco del risultato dei referendum in Italia. Quello che ha sorpreso non è tanto il tema dell’acqua e del legittimo impedimento (che, d’altronde in Cina non capiscono che cosa sia), ma la situazione creatasi sul nucleare dopo la rinuncia della Germania, grande punto di riferimento in Europa per i cinesi.

La Cina, sulla scia dell’esempio delle grandi potenze USA, Francia, Gran Bretagna etc. si era buttata anch’essa nella corsa al nucleare, proprio per l’esigenza di far fronte alla crescente fame di energia a fronte di un paese che viaggia a ritmi 9-10% di PIL l’anno anche in tempi di recessione ed una popolazione sempre in crescita.

Anche la sfida di ridurre le proprie emissioni di CO2 è stato un elemento importante, ma il disastro naturale avvenuto in Giappone, che è poi risultato nel disastro nucleare che conosciamo, ha fatto aprire gli occhi.

Ora che anche l'Italia, dopo la Germania, chiude un capitolo, in Cina ci si inizia a porsi serie domande.

Si stanno costruendo o sono in programmazione quaranta centrali nucleari, quasi tutte con tecnologia francese. Un impegno molto importante che però è stato messo in discussione il giorno dopo il disastro. Senza esitazioni. I lavori sono ora sospesi, ufficialmente per verifiche di alcuni standard di sicurezza.

Il dibattito è molto acceso a tutti i livelli e sta prevalendo chi vorrebbe incrementare l’impegno sulle energie rinnovabili come il solare (ma non solo quello che vediamo noi sui tetti, ma anche nuove tecnologie che ho visto sviluppate nel deserto dei Gobbi) ed eolico, oltre a spingere su ricerca e sviluppo di altre forme energetiche, ottenibili anche semplicemente ricorrendo a nuovi standard di costruzione che permettano il risparmio energetico. A Shanghai, si dice, se si costruisse in maniera corretta, si potrebbe risparmiare almeno una centrale nucleare!

In Cina ci sono già 34 mila turbine eoliche con un aumento della capacità di 41,8 GW (+62% rispetto all'anno precedente) crescita che resta sempre a due cifre e circa il 20% dell'energia è prodotto da fonti non fossili, ma questo non basta.

E in Italia? Ora dovremmo sederci e ripensare a cosa fare, puntando anche da noi sul risparmio energetico a tutti i livelli, incoraggiandolo il più possibile. Questo creerà lavoro e nuove opportunità.

Si dovrebbe anche verificare la fattibilità di centrali eoliche al largo delle nostre coste, dove si potrebbe imbrigliare tanta energia da alimentare Roma. E sotto di noi abbiamo la fortuna di avere tanto calore che è lì che aspetta per essere utilizzato. Persino i giapponesi stessi sono da anni nel tirreno a valutare le potenzialità di produzione di energia dal vulcano sottomarino a largo di Napoli, un gigante sommerso che i giapponesi studiano da anni.

E noi dove siamo? Vogliamo investire nel nostro futuro o restare a guardare il mondo che evolve e cambia idea e direzione quando si capisce che si sta sbagliando?

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook