Stefano Grazioli
Gorky Park
15 Giugno Giu 2011 1748 15 giugno 2011

Ucraina, ideali e tette

Che dire: non se ne può più. Basta. Hanno stufato loro e hanno stufato tutti quelli che pendono dalle loro tette, pardon, labbra. Le fanciulle di Femen, le attiviste ucraine che protestano contro tutto e tutti, con il comune denominatore di farlo mezze biotte. Non per altro sono uscite dalle cronache di Kiev e sono finite sulle televisioni e i giornali di mezzo mondo, dalla Bcc allo Spiegel, da Taiwan all’Italia.

A seno scoperto contro il nucleare e contro il presidente Victor Yanukovich. Contro la prostituzione e contro la censura. Contro Euro 2012 e pure contro Berlusconi (un paio di mesetti fa, di fronte all’Ambasciata a Kiev). Contro la giustizia che non fa giustizia e la politica che non fa la politica. Non solo in Ucraina. Contro la corruzione e contro il traffico di bambini. Contro il turismo sessuale e contro Putin. Contro le pensioni basse e contro Lukashenko.

Insomma si farebbe prima a dire contro cosa le amazzoni di Kiev non hanno protestato. Ecco, ma dietro le tette e le urla di quando regolarmente vengono arrestate da imbarazzati poliziotti che non sanno come afferrarle?

Il nulla. Ideali, battaglie degne, slogan forti, il tutto si perde però dietro capezzoli e culi. Il medium è il messaggio. Lo diceva McLuhan qualche decennio fa. Le belle fanciulle ucraine (duri criteri di selezione per finire davanti alle telecamere?) hanno sicuramente capito come funziona il villaggio globale.

Protestano contro il sesso a pagamento e vendono sul loro sito tazze e magliette con i loro seni stampati. Dai. Il loro Dio è donna, la loro missione è la protesta, le loro armi le tette. Dicono. E c’è gente che le prende sul serio.

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