Beniamino Andrea Piccone
Faust e il Governatore
16 Giugno Giu 2011 0815 16 giugno 2011

La non sottile differenza tra furbizia e intelligenza

Michele Serra nella sua spassosissima Amaca si chiede l’altro giorno: “Quanto costa agli italiani, in termini di mancato sviluppo economico la disonestà? Quanto ci costano i furbi, gli imbroglioni, gli evasori fiscali, i mafiosi, quelli che su piccola o grande scala scardinano il sistema delle regole per ingoiare un profitto illecito?

Personalmente ho apprezzato la sortita dell’amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge – Ora pulizia o saltano i diritti tv - contro il calcio scommesse – vedi post la cloaca del calcio-scommesse - che mina il patto di fiducia che lega il tifoso alla sua squadra, che rischia di rendere non autentiche le emozioni straordinarie che regala una partita di calcio.

Alla ricerca di spiegazioni sui banditi e sugli imbroglioni, mi sono arrampicato nella mia biblioteca e ho trovato la risposta. Carlo M. Cipolla – il nostro più grande storico dell’economia – ci ha lasciato uno spassosissimo saggio, Allegro ma non troppo (Il Mulino, 1988), che comprende Le leggi fondamentali della stupidità umana.

Io credo che uno dei grandi e irrisolti problemi italiani sia il fatto che la maggioranza dei cittadini non sa distinguere tra furbizia e intelligenza. Allora riprendiamo in mano Cipolla così facciamo un passo in avanti nel lungo e tortuoso cammino della consapevolezza.

La Prima Legge della stupidità umana asserisce senza ambiguità di sorta che: Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione".

La Seconda Legge Fondamentale dice che: "La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona".

La terza legge fondamentale presuppone che gli esseri umani rientrino in una di quattro categorie fondamentali: gli sprovveduti, gli intelligenti, i banditi e gli stupidi.

La Terza Legge Fondamentale chiarisce esplicitamente che: "Una persona stupida è una persona che causa danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza il contempo realizzare alcun vantaggio per sè o addirittura una perdita".


Cipolla definisce bandito il comunemente denominato furbo. “Le azioni del bandito seguono un modello di razionalità, perversa, ma sempre razionalità. Il bandito vuole un “più” sul suo conto. Dato che non è abbastanza intelligente per escogitare metodi con cui ottenere un “più” per sé procurando allo stesso tempo un “più” anche agli altri, egliotterrà il suo “più” causando un “meno” al prossimo”.

Anni fa Luciano De Crescenzo fece la descrizione dello scugnizzo napoletano, eponimo della furbizia nazionale. Ma l’intelligenza, come ci spiega Cipolla, è diversa dalla furbizia. Purtroppo in Italia il furbo ha la meglio.

Peccato perchè le leggi e le regole non sono solo giuste, ma anche convenienti. Rispettarle e farle rispettare – enforcement- produce maggior benessere e maggiore certezza del diritto e quindi minori incertezze che ostacolano fare impresa.

Paolo Sylos Labini in Un Paese a Civiltà limitata (Laterza, 2001) scrisse: “In Inghilterra è tenuto in gran considerazione il carattere, da noi invece l’astuzia. Da quando ho l’età della ragione dico che, se fossimo un po’ più grulli, vivremmo tutti meglio. E’ ben difficile immaginare un paese veramente civile in cui gran parte delle persone di rilievo sono furbe e in cui chi si fida degli altri è considerato un ingenuo, ossia uno sciocco”.

Chiudo con una riflessione del mio amato Gianni Brera, che nel suo L’Arcimatto (1960-66, Baldini e Castoldi, 1993, p. 158) ci lascia scritto: “La forma di furberia più efficace in Italia è l’onestà. E poiché i furbi velleitari sono millanta, ne deriva che i veri furbi sono pochi".

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