Giorgio Arfaras
L'economista greco
18 Giugno Giu 2011 0932 18 giugno 2011

Vecchiacci-metria

Le agenzie di rating hanno declassato il debito pubblico greco, e hanno incominciato a mettere sotto osservazione quello statunitense e quello italiano. Si hanno due fenomeni che si incrociano: la crescita del debito legata alla crisi in corso, e quella legata all'invecchiamento della popolazione. Per ora si discute del primo fattore di alimentazione del debito, ma il secondo è il problema maggiore. Propongo un mio scritto di pochi mesi fa sull'argomento (1):

In Italia la popolazione con un’età superiore ai 65 anni era di 3,8 milioni di persone nel 1950. Sarà di 19 milioni di persone nel 2050. La popolazione con un’età compresa fra i 15 e i 64 anni era di 30,2 milioni di persone nel 1950. Sarà di 30,4 milioni di persone nel 2050. Nel 1950 c’erano quasi 8 persone in età di lavoro per ogni persona anziana. Nel 2050 ci saranno circa 1,5 persone in età di lavoro per ogni persona anziana. Negli altri paesi sviluppati i numeri non sono diversi.

L’onere pensionistico era diviso fra 8 persone ieri, mentre domani non sarà diviso nemmeno fra 2 persone. Sono disponibili le stime sulla spesa pubblica dovuta alle pensioni e alla sanità che riflettono l’invecchiamento della popolazione. La metà della spesa pubblica italiana nel 2050 sarà legata alla spesa per gli anziani. Negli altri paesi sviluppati i numeri sono diversi da quelli italiani: sono quasi tutti peggiori. In Italia la riforma delle pensioni è stata fatta, in quasi tutti gli altri paesi deve esser fatta.

Arriviamo al finanziamento della spesa pubblica. Esso può avvenire: 1) tagliando le spese e alzando le imposte; 2) non facendo niente e godendo di una crescita miracolosa; 3) non facendo niente, non godendo di una crescita miracolosa, con i sottoscrittori del debito pubblico in continua espansione che lo sottoscrivono solo a tassi crescenti.

In quest’ultimo caso, il peggiore, i debiti pubblici esplodono e ovviamente il merito di credito degli stessi peggiora. In questo caso, i giudizi migliori – quelli di tripla A – quasi scompaiono intorno al 2030. Insomma, l’invecchiamento della popolazione peggiora i conti pubblici, che, non corretti, portano i debiti pubblici a livelli tali che i paesi che li emettono diventano dei debitori poco credibili. I rendimenti richiesti salgono, peggiorando i conti pubblici. I debiti sono quindi declassati dalle agenzie di rating. Nel caso peggiore, nel 2030 il giudizio di rating peggiore – quello detto speculative grade – è pari al 60% dei debiti pubblici emessi, contro il 20% di oggi - secondo i conti di Standard & Poor's.

Il futuro del debito pubblico è questo, a meno di correzioni robuste. Le correzioni robuste non sono ovviamente semplici da attuare. Le grandi manovre sui conti pubblici non sono perciò quelle di oggi, legate al peggioramento dei conti pubblici per la crisi in corso, bensì quelle di domani.

(1) http://www.centroeinaudi.it/ricerche/vecchiacci-metria.html

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