Gesellschaft
20 Giugno Giu 2011 1332 20 giugno 2011

La Lega è ancora l'ago della bilancia

Da ieri si rincorrono le voci e le dichiarazioni sulle giornate di Pontida. Sia nella retorica che nel folclore non cambia molto rispetto agli anni precedenti. Anzi, si potrebbe sostenere che è sempre tutto uguale. Aggiungerei terribilmente noioso.
Certo, questo fine settimana leghista è stato svolto a ridosso dell'ottimo risultato del referendum e del dato delle amministrative, che hanno attivato un clima d'opinione sfavorevole al centro destra - tra l'altro fortemente in calo nei sondaggi - e che ha contribuito a mediatizzare l'evento più degli altri anni.
La parola d'ordine - o meglio - lo slogan di quest'anno è stato "Ministeri al Nord!". Del resto ci hanno abituati alle boutade per galvanizzare il prato (tra l'altro bellissimo) di Pontida.
Ed infatti la giornata di ieri è stata focalizzata sulla possibilità - tra l'altro incostituzionale e inverosimile - che alcuni ministeri decentrino funzioni o che addirittura cambino sede. Alemanno che fa il nevrotico, la Polverini che scalpita. Tutto secondo copione.
Queste variabili però hanno generato un falso politico e hanno creato una chiave di lettura miope rispetto all'evento Pontida. E' da ieri infatti che si rincorrono le opinioni su una Pontida delusa, spenta e incapace di rimobilitare il proprio elettorato. Si vocifera che addirittura la dirigenza sia scoraggiata. Direi proprio quello che si cercava.
L'evento Pontida è stata una operazione perfetta. La delusione che serpeggia nell'elettorato leghista è palpabile ma trovo poco intuitivo parlare di una Lega alle corde, se non addirittura nel finale della sua stagione.
La Lega ha dalla sua tre punti sostanziali che se giocati bene porteranno ad una nuova primavera elettorale del Carroccio, e magari senza il Pdl. Innanzitutto la riforma fiscale che è stata avanzata come priorità assoluta proprio nei giorni di Pontida. Bossi si è detto pronto a scendere in piazza con i sindacati. Questo punto è molto delicato perchè è solo dalle risposte politiche che si avranno sulla riforma fiscale si capirà quanto tempo ha ancora da vivere l'attuale governo.
Il secondo punto è il sistema elettorale. Se nei prossimi giorni la Lega sceglierà (cosa che ha già fatto con il Porcellum) di mettere sul tavolo di discussione parlamentare il sistema elettorale vuol dire che i giochi sono fatti e che la rottura con il Pdl è molto vicina. Il terzo punto è Tremonti, che nella implementazione della strategia leghista è la vera testa di ponte. Nel caso si cambi sistema elettorale o che la riforma fiscale resti al palo bisognerà guardare con molto attenzione l'attuale Ministro dell'Economia. Le sue dichiarazioni e la sua azione politica forniranno gli elementi utili al Caroccio per passare al contrattacco.
Valutazioni politiche che però sono state offuscate dalle discussioni sul clima d'opinione della base del Carroccio, dai "ministeri al nord" e dal declino della leadrship leghista. La dirigenza politica della Lega si prepara invece già all'ipotesi delle urne con un bel po' di materiale a supporto. La discussione sul riavvicinamento con la base attarverso trovate populiste è cibo per i media ma non per la politica. La flessione del consenso e della sfiducia da parte della base deve avere un nemico e questo nemico nei prossimi mesi sarà il Pdl, ma non attraverso la "bidonata" dei ministeri al Nord e tantomeno litigando con Alemanno o la Polverini. Se proprio ci sarà un affondo avverrà come la tradizione politica della Lega vuole (si pensi al '94) e la costruzione del "tradimento" avverà in tre fasi: 1) fallimento riforma fiscale; 2) cambiamento del sistema elettorale per svincolarsi dagli obblighi di coalizione; 3) Tremonti come ipotetico Cavallo di Troia.
La base del Carroccio non vuole più essere la costola del Pdl e questo la dirigenza della Lega lo ha capito. Pontida è solo rito, evento spettacolarizzato per accedere nei primi piani dell'agenda politica mediatica. La vera Lega deve ancora venire. Nei prossimi mesi si gioca l'ultima e conclusiva partita della Seconda Repubblica.

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