Falafel Cafè
22 Giugno Giu 2011 1610 22 giugno 2011

I consumatori israeliani vincono grazie a Facebook la "guerra dei latticini"

A fermentare, alla fine, sono stati loro: i clienti. I prezzi, ecco, quelli erano fermentati già da un po’ di tempo. Ed è così che, stufi – di più: arrabbiati – di sopportare i continui ritocchi al rialzo del costo dei prodotti caseari, molti israeliani (almeno ventimila) hanno deciso di dire basta. Dando vita, negli ultimi giorni, a un vero e proprio boicottaggio alimentare. Prima aprendo un gruppo su Facebook. Poi sui banconi dei supermercati. Una protesta così forte, e allo stesso tempo per nulla violenta, che ha spinto due grandi catene a ridurre i prezzi.

Il tutto parte dalla decisione di tre grandi aziende di aumentare il costo di yogurt, ricotta e formaggi. Ad aprire le danze dell’inflazione dei latticini è stata la società “Tnuva” quando ha comunicato che per i propri prodotti si dovrà sborsare il 7% in più. Poi è toccato alla “Strauss” annunciare ai suoi consumatori che i prezzi avrebbero subito un rialzo tra il 2,5 e il 15%. Quindi il turno della multinazionale “Unilever”: +12% sul cartellino di tutti i suoi alimenti.

Così è montata la rabbia. Il boicottaggio vero e proprio. E le continue proteste delle associazioni dei consumatori. Senza dimenticare Facebook. Così, alla fine, hanno vinto i circa 20mila “fan” che si sono iscritti al gruppo del social network. La “battaglia”, dicono gli organizzatori-consumatori, non è ancora finita. Per ora, le catene “Hashikma” e “Almost Free Warehouses” sono state le prime a venire incontro ai loro clienti. “Hashikma”, per esempio, ha già abbassato il prezzo della ricotta da 6,50 shekel (1,33 euro circa) a 4,90 (un euro). Mentre “Almost Free Warehouses” lo farà a partire da questa settimana. Altre catene hanno deciso di rispondere in modo diverso, come quello di offrire gratuitamente una confezione in più.

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