L'Itabolario
29 Giugno Giu 2011 1418 29 giugno 2011

Intercettazioni

Da giorni sui quotidiani non si legge altro. Conversazioni inquietanti, spesso volgari, apparentemente poco rilevanti sotto il profilo penale. Anche divertenti, a tratti, come quando Flavio Briatore disquisisce sapientemente sul quadro politico.
Ma è uno spettacolo indecente. Sarà pure una banalità, ma ritengo valido il principio secondo cui, tra un criminale in libertà e un innocente in galera, il secondo caso sia più grave. E dunque, nel flusso incontrollato di intercettazioni, si riscontra un imbarbarimento della civiltà giuridica, nel rischio concreto di sputtanamento per chi non ha compiuto alcuna azione illegale o riprovevole. Per carità, i giudici devono poter lavorare con la massima serenità e fiducia alle indagini, ma siamo sicuri che questa telenovela sia il contesto più favorevole per un impegno di questa importanza?
In varie proposte di legge (la bozza-Mastella, la bozza-Alfano, la bozza-PD) si ipotizza l’istituzione di un’«udienza-filtro», cioè una discussione tra magistrato, pm e difesa in cui si dividono gli stralci di conversazioni rilevanti da quelli non interessanti ai fini del processo. Mi pare un’opzione seria e percorribile, nemmeno troppo complicata sul piano operativo. Pare che l’Associazione nazionale dei magistrati sia disponibile a ragionarne. Bene. Prima è meglio è.

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