Massimo Sorci
Attentialcane
30 Giugno Giu 2011 2036 30 giugno 2011

E se convenisse tenersi il porcellum?

E’ cominciata oggi la raccolta di firme per il referendum Passigli che propone l’abolizione di alcune norme del cosiddetto porcellum, la legge elettorale con la quale siamo andati a votare alle ultime consultazioni politiche. In rete è già iniziato il tam-tam. Uno dei quesiti vuole cancellare le liste bloccate e questo è – come si può ben capire – il cavallo di battaglia dei referendari. Che democrazia è quella che non permette di scegliere il candidato, ma che delega tutto alle segreterie dei partiti? Quantomeno monca, diciamo.

Anche se si tratta di capire fino a che punto ci si voglia spingere nel criterio “scelta”.Perché avere la possibilità di scrivere un nome di una lista di candidati comunque scelti da altri, ecco, può essere anche questo un esercizio monco della sovranità, se a guidare è un’impostazione dicotomica partiti-società civile. Tra i commenti di questo articolo ce n’è uno piuttosto esemplare. Lo ha scritto un tal jb Mirabile-caruso e lo riporto integralmente, comprese le maiuscole. “Perché mai ogni Elettore non debba avere il diritto di dichiararsi DISPONIBILE a servire in Parlamento senza passare attraverso la cloaca selettiva dei partiti?” (il corsivo è mio). Capito? E come la facciamo la selezione dei “disponibili”? Senza i partiti politici ci giochiamo le candidature a freccette?

Mi rendo conto che è un'iperbole e quindi la finisco qui. Quello che invece volevo mettere in risalto è che questo argomento della “scelta”, dalla forte presa popolare, si trascinerà dietro anche l’abolizione del Premio di maggioranza. Verrà così reintrodotto pari pari un sistema di tipo proporzionale che – questo sì – scipperà la sovranità dalle mani degli elettori. Uno specchietto per le allodole, questo delle liste da sbloccare, che riporterà i cittadini nella spiacevole condizione di non sapere – il giorno successivo alle consultazioni elettorali – chi sarà il premier. Dice: ma il sistema è parlamentare e i governi li sceglie il Parlamento. Sì, però la pratica degli ultimi anni è stata diversa e non so se fosse meglio prima.

In ogni caso, alcuni dicono che il pericolo non c’è, che la cultura bipolare si è ormai innestata nella pratica politica italiana, che indietro non si torna. Altri affermano che, invece sì, si deve tornare indietro, che un bipolarismo così – muscolare, malato, fallimentare, una vera e propria guerra civile ideologica – non permette di governare. In questo secondo gruppo ci sono quelli che vogliono il bel proporzionalone e le rendite di posizione di una volta (e non lo nascondono) e ci sono quelli che, per carità, il correttivo maggioritario è sacrosanto, bisogna semmai riformare, modulare, modernizzare, rendere meno barbarica questa divisione tra due poli che parlano per slogan e non si confrontano sui programmi.

A me pare che il referendum proposto da Passigli faccia leva su un argomento sacrosanto – no alle liste bloccate – ma nasconda un pericolo: per cancellare una possibile situazione di ingovernabilità scaturita da un cartello elettorale che si sfalda nel dopo elezioni (Fini che se va da Berlusconi, Bertinotti che toglie l’acqua a Prodi, eccetera) accetta il rischio di una conflittualità da Prima Repubblica. Aiutando la nascita di un Terzo Polo che, invece che giocarsela fino in fondo per diventare maggioranza del paese, farà i suoi conticini dello 0,3 o 0,6 per cento. La vecchia Dc in confronto, più che maggioritaria, aveva una vocazione egemonica.

A proposito di egemonia, poi ci sono le differenze di impostazione all’interno del Pd. A lume di naso mi pare che convenga a Bersani andare a votare con questa legge elettorale. Ma di questo un’altra volta.

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