CREATIVINDUSTRIE
10 Luglio Lug 2011 1513 10 luglio 2011

L'Italia s'è desta?

II risultati dello studio del 2011, ‘L'Italia che verrà - Industria culturale, made in Italy e territori’, realizzato da Unioncameree e Fondazione Symbola, (primo rapporto in Italia a quantificare il peso della cultura nell’economia nazionale - meglio tardi che mai!), smentiscono chi descrive il settore delle industria creativa e culturale come statico e rivolto al passato, e lo inquadrano invece come fattore di innovazione trainante per molta parte dell’economia italiana.
Le industrie creative e culturali fruttano al Paese quasi il 5% della ricchezza prodotta (4,9%, per l’esattezza: 68 mld di euro) e dà lavoro a un milione e mezzo di persone (il 5,7% dell’occupazione nazionale). Superiore, ad esempio, al settore della meccanica e dei mezzi di trasporto. Basti guardare la tendenza del triennio di recessione 2007- 2010: la crescita del valore aggiunto delle imprese del settore della cultura è stata del 3%, 10 volte tanto l’economia italiana nel suo complesso (+0,3%). Dato che si riflette sul numero di occupati: saliti di quasi un punto percentuale (+0,9%, +13 mila posti) a fronte della pesante flessione del 2,1% subita a livello complessivo. Ancora: il saldo della bilancia commerciale del sistema produttivo culturale nel 2010 ha registrato un attivo per 13,7 miliardi di euro. A livello di economia complessiva, invece, la bilancia indicava -29,3 miliardi. L’export di cultura vale circa 30 miliardi di euro e rappresenta l’8,9% sull’export complessivo nazionale; l’import è pari a circa 16 miliardi di euro e costituisce il 4,5% del totale.
La ricerca adotta una definizione ‘trasversale’ , multi e interdisciplinare di cultura, non limitando il campo d’osservazione ai settori tradizionali della cultura e dei beni storico- artistici, per andare invece a guardare quanto contano cultura e creatività nel complesso delle attività economiche italiane nei centri di ricerca delle grandi industrie come nelle botteghe artigiane o negli studi professionali. Attraverso la classificazione in 4 macro settori:

  • industrie creative (architettura, comunicazione e branding, artigianato, design, made in Italy),
  • patrimonio storico-artistico architettonico,
  • performing art,
  • arti visive.

Questo intreccio che dà slancio all’economia italiana ha la media italiana del 4,9% in valore aggiunto della cultura.
Dati che sembrano confermare la tesi di Italia reloaded (di Christian Caliandro e Pier Luigi Sacco, edito da Il Mulino): innovazione, creatività e produzione culturale sono gli unici elementi in grado di rompere il blocco psicologico che penalizza l'Italia, anche sul versante economico, diventando i fattori propulsivi della ricostruzione identitaria del paese.
La cultura non si mangia, quindi, ma è utile per tante altre cose.

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