Monica Frassoni
EuropaVerde
12 Luglio Lug 2011 2237 12 luglio 2011

La vittoria di Eva Joly alle primarie ecologiste per la presidenziale francese, la "candidata con l'accento"..

Eva Joly, ex ragazza alla pari norvegese arrivata in Francia a 20 anni, ex giudice di istruzione di un affare molto controverso e di grande rilevanza come l'affaire "Elf" , parlamentare europea di Europe Ecologie, presidente della Commissione sviluppo al PE, consigliera molto ascoltata del governo islandese dopo il "crack", ha vinto oggi le primarie ecologiste per le elezioni presidenziali con il 58% dei voti. Poco meno di 30.000 persone hanno partecipato al secondo turno delle primarie. Molto meno che in una primaria italiana, ma l'effetto sul dibattito politico francese é molto più forte che il numero degli elettori che l'hano scelta. Innanzitutto perché la sua vittoria al 58% é stata una sorpresa; ha battuto largamente Nicolas Hulot, un personaggio molto mediatico, un vero "sacerdote" della "presa di coscienza" ambientalista con la sua celeberrima trasmissione televisiva Ushuaia, che durante la campagna del 2007 ha obbligato tutti i candidati a firmare un Patto per l'Ecologia, c "anchor-man" dall'eloquenza elegante e soft, rappresentante dell'ecologia "ni droite ni gauche", con contatti per alcuni ambigui con TF1 e l'Oreal, e dato largamente come favorito dai sondaggi.

La vittoria di Eva Joly interessa i commentatori perché ha vinto nonostante il suo forte accento straniero, le sue esitazioni nei dibattiti in TV, il suo discorso un po' piatto nella forma, ma durissimo e senza alcun compromesso nel contenuto: l'ecologia come imperativo etico, decisamente a sinistra e in Italia si direbbe radicalmente a sinistra, nonostante nel 2009 abbia esitato fra i Verdi e il Modem di Bayrou. E perché l'ecologia politica é ormai una realtà stabile, sempre più credibile e influente nel dibattito pubblico, soprattutto se legata alla lotta contro corruzione, ai paradisi fiscali e ai grandi capitali responsabili della crisi, tutti temi portati da Eva Joly; temi che, a differenza da quello che succede in Italia, non alimenta l'anti-politica a sinistra. L'anti-politica in Francia é piuttosto rappresentata da Marine Le Pen e se ne sta stabilmente a destra; l'idea del cambiamento, della necessità della trasformazione profonda in senso "ecologico" e "pulito" della società non si nutre in generale del "rifiuto" della politica; la vittoria dei verdi alle europee nel 2009 (arrivati quasi a pari merito con i socialisti al 16%) e l'ottimo risultato alle regionali (al 12%) che li ha portati al governo quasi ovunque, si é nutrito di una robusta iniezione di "società civile", di importanti esponenti di associazioni e movimenti che decidono di fare il grande passo e di "buttarsi". Cosa che ancora non si é riusciti a realizzare dalle nostre parti. E non é un caso che la metà dei 14 eurodeputati francesi eletti non erano nel 2009 membri del partito dei Verdi....e tra questi c'é Eva Joly, una novizia della politica che alla tenera età di 67 anni viene proiettata in primo piano; una francese fiera di essere anche norvegese, e di rappresentare proprio per questo "le rayonnement" della Francia, in netta contrapposizione con le idee di esclusione e chiusura portate da un'altra donna di grande abilità, Marine Le Pen. La vittoria di Eva Joly non é pero' senza rischi per Europe Ecologie/Les verts. La grande forza di Nicolas Hulot é la sua capacità di parlare di ecologia al di fuori dell'ambito "verde" e di "divulgarla" nell'opinione publica non militante. E questa é una dote preziosa in una campagna che nessun candidato ecologista potrà vincere, almeno in un futuro prossimo; alle Presidenziali, quello che conta é fare pesare la tematica "verde" nel dibattito per la scelta del futuro presidente e sapere parlare agli elettori ed elettrici più che ai militanti e Nicolas Hulot pareva più adatto a questo tipo di battaglia.

Un altro rischio é che la polarizzazione della campagna elettorale intorno al rischio "Le Pen" schiacci la candidata ecologista e i suoi temi. E' importante comunque sottolineare il fatto che Eva ha chiaramente detto che, nel caso in cui ci fosse il rischio di trovarsi in una situazione analoga all'aprile 2002, quando Jospin non arrivo' al ballottaggio battuto da Le Pen e dalle divisioni a sinistra, é pronta a ritirare la propria candidatura. Tra i Verdi europei si é spesso discusso di questa mania di tutti i partiti francesi di volere presentare ad ogni costo un/a candidato/a alle elezioni presidenziali e di questa febbre che prende tutto il mondo politico, ecologisti sorpresi, quando la scadenza si avvicina. Molti di noi hanno consigliato ai verdi francesi di fare subito un accordo con i socialisti per un gruppo alla camera numeroso in cambio di un accordo sul candidato alla Presidenza. Ma gli amici francesi hanno giustamente respinto i nostri amichevoli consigli; come dimostra anche la grande attenzione mediatica intorno alle primarie ecologiste, la partecipazione alle presidenziali rappresenta un elemento indispensabile di visibilità non solo per i candidati ma anche per le loro tematiche.. Ogni sistema politico ha le sue deformazioni e il sistema francese non fa eccezione: cosi i verdi francesi avranno una candidata alle elezioni presidenziali nella primavera del 2012...

Una candidata, appunto: ecco un elemento di cui pochi commentatori parlano e cioé che Eva Joly é una donna. E questo mi sembra molto positivo, il segno che ormai il fatto che tre dei cinque o sei candidati principali alle Presidenziali francesi saranno molto probabilmente donne (Martine Aubry, Eva Joly, Marine Le Pen) é tanto normale da non meritare particolare commenti. Anche su questo, mi pare che abbiamo qualcosa da imparare dai cugini d'Oltralpe.....

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