L'Itabolario
13 Luglio Lug 2011 1454 13 luglio 2011

Investimenti

Mentre sul Medioriente, sull’Africa settentrionale e sui paesi del Golfo il cielo pare sempre più plumbeo, e noi tutti ci scopriamo incerti e preoccupati; mentre gli Stati Uniti e l’Europa si rivelano timorosi e divisi nella gestione del debito e della crisi economica, Angela Merkel parte per un mini-tour africano, che in soli tre giorni la condurrà in Angola, Nigeria e Kenya. Scopo del viaggio? Intessere relazioni con importanti paesi dell’Africa sub-sahariana, in primo luogo con l’obiettivo di assicurarsi risorse energetiche preziose. Ma più in generale la cancelliera tedesca mostra una visione sul futuro dell’Africa e sull’avvenire delle relazioni euro-asiatiche: se negli anni molte delle politiche di cooperazione allo sviluppo sono risultate insufficienti, inefficienti e talora addirittura dannose (come descritto dall’economista Dambisa Moyo nell’importante «La carità che uccide»), l’espansione cinese in Africa, impetuosa e apparentemente inarrestabile, ha spiegato che è possibile conciliare l’interesse economico dell’investitore con lo sviluppo dell’Africa. Certo, i cinesi che sbarcano sul continente non considerano i diritti umani la prima preoccupazione, ma occorre riconoscere che decenni di politiche occidentali non hanno prodotto risultati apprezzabili neanche su questo versante. Insomma, Angela Merkel ci dice due cose. Innanzitutto che in epoca di crisi, se si vuole tornare a correre, serve una visione ambiziosa, un progetto di lungo corso, un investimento coraggioso. E non mi pare il caso, per carità di patria, di fare confronti. Inoltre sancisce un principio che personalmente non trovo esaltante, ma che probabilmente è realistico: l’unica misura efficace per ridurre le disuguaglianze e aumentare il benessere è abbandonare l’assistenza e aumentare i commerci. Non è una scelta priva di conseguenze negative, ma è probabilmente l’unica percorribile.

parzialmente tratto da Moked.it

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