Stefano Grazioli
Gorky Park
14 Luglio Lug 2011 0623 14 luglio 2011

Quel premio per Putin...

È estate, a qualcosa ci si deve pur attaccare perché i commentatori riempiano le pagine dei giornali. Quelli tedeschi hanno dibattuto fortemente sul premio Quadriga assegnato quest’anno a Vladimir Putin “per i meriti ottenuti nell'aver reso stabili e affidabili i rapporti politici fra Russia e Germania”. Tema del premio: “Leadership”. In teoria nulla di strano.

Ma, apriti cielo. “In politica interna, Putin è riuscito ad assicurare stabilità attraverso la combinazione di benessere economico e riscoperta dell'identità russa, ma questo è quanto riesce anche ad alcuni dittatori. Sarebbe eccessivo considerare Putin un dittatore e certo la Russia ha vissuto pagine assai più nere nella sua storia rispetto a quelle odierne. Tuttavia non può essere dimenticato che la presunta stabilità della Russia sia stata raggiunta anche attraverso una giustizia violenta, la persecuzione degli oppositori politici, gli assassini di giornalisti e metodi della polizia degni della Stasi”. Parole del Tagesspiegel, quotidiano di Berlino. Uno per tanti dello stesso tenore in cui gli analisti estivi si sono scatenati.

Nota bene, si tratta di una polemica che ha interessato solo i media, non certo la politica. Un po’ come nel caso del cancelliere Gerhard Schröder quando passò nel board di Nordstream. Fiumi di inchiostro da un parte, gente che si fregava le mani dall’altra. E così tutti, dalla Zeit alla Faz, dalla Süddeutsche alla Welt a paragonare Putin a Stalin. Bad Vlad sells.

La benedetta Quadriga viene assegnata dal 2003. L’hanno ricevuta tra gli altri l‘attore Armin Müller-Stahl, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker e quello turco Recep Tayyip Erdogan, il presidente afgano Hamid Karsai e quello ucraino Victor Yushchenko, i cancellieri Helmut Kohl e Gerhard Schröder, il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e il buon Mikhail Gorbaciov, pure Giorgos Papandreou e il copiatore di tesi Karl Theodor zu Guttenberg e per non farsi mancare proprio nessuno anche Riccardo Illy, la Regina Silvia di Svezia, Peter Gabriel, l’Aga Khan, Wikipedia e la Bundeswehr.

Fino a Putin se n’erano preoccupati davvero in pochi. Un piccolo premio a personaggi illustri. Una motivazione si trova sempre. Come per il Nobel per la pace ad Arafat o quello a Obama. A guardare bene forse su ogni assegnazione si poteva discutere, come al bar sport. Gli organizzatori della Werkstatt Deutschland hanno voluto premiare un leader che ha promosso i rapporti tra Russia e Germania sulla scia dei suoi predecessori. Basta. Come per i già insigniti Kohl, Schröder e Gorbaciov, uno che in Russia faticherebbe a farsi premiare per i suoi meriti. Ma questa è un’altra storia.

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