Mambo
18 Luglio Lug 2011 0732 18 luglio 2011

Il problema della Lega è Bossi

Le continue giravolte della Lega sono uno dei principali elementi di instabilità della crisi politica. Il partito dei Lumbard non riesce a tenere ferma una posizione per più di cinque minuti. Ciò dipende da due fattori. il primo è il protagonismo della sua base, ormai visibilmente scontenta della partecipazione al governo e soprattutto delusa e "incazzata" contro Berlusconi. Il secondo è la forza della sua leadership. Bossi da risolutore dei problemi della Lega ne è diventato il problema principale. Questo leader ha fatto molta strada e soprattutto ha avuto sul finire della prima repubblica la capacità di intercettare lo scontento del Nord che ha stabilizzato in un mix di temantiche etniche fino alla xenofobia e di sindacalismo di territorio. Più i demeriti degli altri competitors politici che i meriti della sua parte politica ne hanno fatto addirittura un leader nazionale. Attorno a lui è cresciuta una classe dirigente piena di buoni amministratori locali e di cattivi ministri, tranne Maroni.

Bossi non è più quello di una volta. I leghisti si arrabbiano quando si cita questo argomento ma visibilmente il vecchio capo è stanco e spesso non lucido. La sua prodigiosa reazione alla malattia si sta rivelando non inesauribile e oggi assistiamo non solo al triste spettacolo delle sue performance da bettola, il dito medio alzato , i rutti ecc, ma anche alla sua patologica mutevolezza di opinione. In un partito normale si aprirebbe una normale gara per la successione che potrebbe vedere l'ascesa dell'unico leader presentabile, cioè l'attuale ministro dell'Interno.

Tuttavia attorno a Bossi si è creata una piccola casta leghista che ha tutte le caratteristiche della sua omologa meridionale. Familismo, clientelismo, cinismo sono le caratteristiche che rendono simile quelli del cosidetto "cerchio magico" ai vecchi democristiani e socialisti meridionali. La destra, tutta la destra, soffre oggi per l'incapacità di mandare a casa i suoi due vecchi fondatori, Bossi e Berlusconi, che mostrano un attaccamento al potere di stampo andreottiano senza avere la "classe" del vecchio capo della balena bianca. In questo zigzagare di posizioni contraddittorie può quindi capitare che la Lega, inavvertitamente, stacchi la spina al governo. E non è un paradosso, ma una vendetta della storia, se sarà proprio la questione giudiziaria, su cui la Lega nacque e si rafforzò, a dettare i tempi del distacco. I casi Papa, Milanese e Romano, personaggi entrati in robuste inchieste giudiziarie, e soprattutto meridionali, spingeranno la Lega a dar retta più alla base che alle richieste pressanti di Berlusconi, con il buffo risultato che un alleato di governo contribuirà a mandare in galera parlamentari e ministri del governo che appoggia. Se non fosse una situazione politica tragica, ci sarebbe da ridere. La politica torna sempre ai suoi fondamentali.

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