Congiuntura
21 Luglio Lug 2011 2032 21 luglio 2011

La Grecia è salva (per ora), l’Europa no

Dopo i 110 miliardi di euro del maggio 2010, ora arriva il Piano Marshall in salsa ellenica. Il meeting straordinario del Consiglio europeo ha varato, in collaborazione con l’Institute of International Finance (IIF), un nuovo programma di sostegno finanziario per Atene, pari a 109 miliardi di euro ad appannaggio delle istituzioni europee e 135 miliardi forniti dagli istituti di credito europei. In altre parole, la Grecia otterrà 244 miliardi di euro nell’arco temporale di 30 anni. Totale? 354 miliardi di euro. Per ora.

In una giornata di completa incertezza, due sono le certezze. La prima è che Atene è insolvente. Non che fosse una novità. Per questa ragione, ma anche per le continue bugie sui conti pubblici (oggi è emerso un buco di bilancio da 4,53 miliardi di euro), Bruxelles ha deciso che si può anche accettare un default selettivo del debito pubblico. In altre parole, Atene è fallita, ma solo per alcuni asset. Una bufala che gli investitori si attendevano da mesi. E ora lo European financial stability facility (Efsf), il fondo salva-Stati, interverrà direttamente a sostegno del Pireo, com’è stato per il Troubled asset relief program (Tarp) negli Usa dopo il crac Lehman Brothers.

La seconda certezza è che l’Europa si sta assumendo dei rischi rilevanti. Il debito pubblico ellenico, circa 350 miliardi di dollari, è poco in confronto ai conti dei 27 Stati membri dell’Unione europea. Salvare Atene un anno fa, con un progetto serio - maggiore controllo sui conti pubblici, privatizzazioni su larga scala, destatalizzazione, austerity - sarebbe costato molto meno e avrebbe convinto maggiormente gli operatori finanziari. Allo stesso modo, una dichiarazione d’insolvenza sarebbe stata recepita meglio che il balletto di dichiarazioni-smentite-controdichiarazioni che hanno visto protagonisti i governanti europei negli ultimi 14 mesi. E c’è da scommettere che non è ancora finita.

Ora le piazze finanziarie festeggiano all’accordo franco-tedesco per la salvezza di Atene, ma c’è poco da gioire. I problemi della Grecia sono strutturali e come tali vanno affrontati. Se i greci non decidono di rigare dritto, i 354 miliardi diventeranno presto il doppio. C’è però un aspetto che non deve passare inosservato. La vittoria, se di questo si può parlare, non è dell’Europa. No, è di Berlino e Parigi. Come negli albori dell’Ue, Francia e Germania hanno tracciato la linea, solo dopo aver seppellito l’ascia di guerra, che permette all’Unione europea di continuare a esistere. Di tutta la questione è forse questo l’aspetto più desolante.

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