Congiuntura
23 Luglio Lug 2011 1128 23 luglio 2011

Lo stallo sul debito è segno del declino degli Usa

Di tutta la vicenda del debt ceiling statunitense, il tetto del debito ormai superato, c’è un aspetto che preoccupa più di tanti altri. Il potere americano continua a diminuire e, come narrato da Paul Kennedy, il declino è sempre più vicino. Il mancato accordo fra il presidente Barack Obama e lo speaker della Camera John Boehner non rappresenta solo il rischio concreto di una dichiarazione d’insolvenza che provocherebbe un crac ben peggiore di Lehman Brothers. No, è anche la prova che per Washington è venuto meno il concetto di ragion di Stato. Quasi certamente il deal arriverà lunedì prossimo, se non già domani notte, ma l’America ha già mostrato tutta la sua debolezza al mondo.

Nella storia finanziaria del mondo sono tanti i casi di nazioni che dichiarano fallimento e di guerre per evitarlo. Ma quello che sta succedendo negli Usa ha del paradossale. Da un lato abbiamo un indebitamento folle, oltre 14.528 miliardi di dollari, e un sistema di assistenza previdenziale (Medicare e Medicaid su tutti) del tutto inadeguato per cosa è adesso l’America, nel post crisi subprime. Dall’altro abbiamo un presidente che mediaticamente è ineccepibile, ma che dal punto di vista fattuale si sta mostrando meno preparato dei suoi più recenti predecessori, da Bill Clinton a George W. Bush. Nel mezzo, una nazione che sta lentamente osservando il proprio declino economico in virtù di Cina e India. A questo si aggiunge un minor potere generale, sia che si parli di hard power sia di soft power. Un esempio? Wikileaks. La folle rincorsa ai cable trafugati probabilmente non sarebbe successa sotto un’altra Amministrazione.

La rottura delle trattative fra Obama e Boehner va oltre ogni immaginazione. Già nel passato il tetto del debito era stato innalzato proprio per evitare un tracollo finanziario di proporzioni epiche. Eppure, nonostante i ripetuti moniti della agenzie di rating, nulla è stato fatto. Ora i tempi sono insufficienti per l’innalzamento entro il 2 agosto, data entro la quale doveva essere adottato. E proprio Standard & Poor’s ha detto che potrà declassare il rating AAA all’America, anche in caso di incremento dei limiti all’indebitamento. Dopo, ci sarà il caos.

Una cosa è certa. Lehman Brothers fu fatta fallire perché si pensava di poterne controllare gli effetti. Così non è stato e Washington si lecca ancora le ferite, nonostante le plusvalenze ricevute dalle partecipazioni nelle banche di Wall Street per sostenerle. Obama parla di «Armageddon» in caso di default, ma intanto non trova una soluzione e accompagna nel baratro gli Stati Uniti, che perdono credibilità e potere negoziale a livello globale. Il declino è servito. E tanti saluti all’American dream.

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