Club House
24 Luglio Lug 2011 1211 24 luglio 2011

Aussie Saturday

Hanno fatto festa ieri notte in Australia, fatti i dovuti conti con i fusi orari. Perché non solo i Wallabies hanno battuto il Sud Africa nella prima giornata di Tri Nations 2011 (e stiamo ovviamente parlando di rugby), ma anche Cadel Evans ha detto la sua, mettendo le mani sulla maglia gialla del Tour de France (e stiamo ovviamente parlando di ciclismo): oggi verrà accolto da Parigi, dopo il secondo posto nella cronometro di Grenoble che gli ha permesso di superare Andy Schleck in classifica generale.

Prima che Evans pedalasse come si conviene a chi ha voglia di essere il primo del gruppo, l'Australia ovale aveva messo in mostra tutte le abilità di una squadra che può vantare una linea di trequarti (la fanteria leggera) di pregievole lignaggio: mani calde, gambe scattanti, intesa collaudata. Giocare muovendo palla dalla propria area dei 22 - quella che sta davanti all'area di meta, per intenderci - richiede sangue freddo, in particolare se di fronte si para la diga fatta dalle spalle larghe degli Springboks: i sudafricani non sono i favoriti del torneo e devono fare i conti con troppi assenti, ma hanno comunque le spalle larghe e nel corpo a corpo lasciano il segno.

Ma questa Australia voleva vincere a modo suo e ci è riuscita, mettendo in mostra i gioielli di famiglia: Will Genia, Quade Cooper, James O'Connor, Digby Ioane e Kurtley Beale. I primi due sono la linea mediana, la cabina di regia della nazionale allenata da Robbie Deans. Gli ultimi tre vanno a comporre il cosiddetto triangolo allargato: le due ali e l'estremo e sa tra di loro non c'è sintonia, sono guai grossi tanto fase difensiva quanto in quella d'attacco. Nel primo caso, si apre il Mar Rosso per gli avversarsi, nel secondo si fatica a marcare mete.

Quanto a Cadle, al Tour è dovuto scendere a patti con la sfortuna (problemi meccanici alla bicicletta in piena montagna), ha tenuto botta all'attacco di Schleck sul Galibier e di Alberto Contador su Télégraph. Vette da scalare mantenendo lucida la mente sotto il giogo della fatica. Il ciclismo è uno sport crudele perché quando si crolla, la bici diventa peggio di un tank finito in mezzo ai colpi incrociati dei nemici e la frustrazione risale tutti i nervi del corpo.

Niente di tutto questo, ieri down under. Era la serata giusta per mettersi a ballare un valzer.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook