Nuovo Mondo
24 Luglio Lug 2011 0057 23 luglio 2011

Coppa America: ultimo atto

Uruguay-Paraguay dunque. Non è una battuta in rima ma la gara che deciderà la regina calcistica dell’America Latina e della manifestazione più assurda degli ultimi anni. Fuori al primo turno il Messico che ha ritirato la sua squadra principale per una brutta storia di squillo in albergo ed ha costretto l’under 23 ad una pesante umiliazione. Fuori ai quarti i padroni di casa dell’Argentina ed i super-favoriti del Brasile, superati proprio dalle due attuali finaliste, ma fuori anche la Colombia ed il Cile dell’uomo-mercato Sanchez appena approdato al Barcellona di Guardiola. È lo scontro fra le due nazionali più concrete, in stato di grazia sin dallo scorso mondiale sudafricano dove la Celeste centrò uno storico quarto posto dopo 40 anni ed il Paraguay perse solo con i campioni del mondo ai quarti e per un gol all’84° minuto. Sarà il duello fra i portieri-rivelazione Muslera e Villar, fra i bomber un po’ spuntati Forlan e Santa Cruz, ma è anche la sfida fra due motivatori carismatici. Da un lato Oscar Tabarez “il Maestro”, modesto, silenzioso, capace di mettere insieme giocatori del calibro di Forlan, Cavani, Suarez, Abreu, senza trasformarli in starlette e senza aver paura di un gioco aperto, offensivo e fantasioso, alla faccia del Brasile, dall’altro Gerardo Martino, argentino, l’”antitesi” del rivale ovvero polemico, focoso (guiderà la sua nazionale dalla tribuna nella finale per squalifica), teorico di un catenaccio che farebbe rabbrividire Trapattoni, con un punta sola a fare da terminale per un collettivo che gioca duro ed in cui conta solo vincere e non far segnare l’avversario. L’Uruguay insegue il quindicesimo titolo che significherebbe primato delle vittorie del torneo ed il grande lancio della candidatura per i “Mondiali del Centenario”, per i quali esiste già il comitato Uruguay2030, mentre il Paraguay sogna il terzo titolo dopo 32 anni. Nella coppa dei “poveri” che ha fatto storcere il muso agli sponsor e scomodare anche i presidenti dei due paesi, l’ex guerrigliero Mujica e l’ex vescovo Lugo, che nei loro messaggi hanno fatto gli auguri ai loro beniamini e definendoli già eroi di coraggio ed umiltà, il Perù ha vinto il terzo posto battendo 4-1 il Venezuela. La rivincita dei deboli e forse il pallone è sembrato un po’ più democratico e rotondo.

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