Teardrop
31 Luglio Lug 2011 1638 31 luglio 2011

La doppia faccia della Lega Nord

Con luglio finisce il matrimonio illusorio tra la Lega Nord e l’elettorato che ha permesso al leader del Carroccio di dettare i tempi del quarto governo Berlusconi. Il balletto dei ministeri al Nord serve per camuffare il completamento di uno scisma iniziato in tempi non sospetti. La separazione tra Fini e Berlusconi ha anticipato quella più composta che sta avvenendo nella Lega. Per il momento non si prevedono spin-off del partito anche se, di fatto, i leader più importanti si rivolgono a degli elettorati diversi.

Borghezio e Bossi sono il baluardo di un sogno casalingo. Il vate della Lega Nord, sospeso per le dichiarazioni fatte sulla strage di Utoya, e il leader del Carroccio si rivolgono ad un gruppo adolescenziale di amici. Borghezio è diventato il sale delle trasmissioni radio-televisive che puntano ad essere pop proponendo dei dibattiti che poco hanno a che fare con il quotidiano dei cittadini. L’immaginario dell’eurodeputato appartiene ad un momento storico precedente all’avvento dei social network. Le sue dichiarazioni non circolano in autonomia nello spazio fluido. Hanno sempre bisogno di qualcuno che le spinga dentro un sistema circolare dentro il quale sono vincolate. Borghezio diventa una notizia solo per la sua cricca di estimatori.

Bossi, invece, non riesce ad emanciparsi dalla propria gioventù. In ogni comizio il sessantenne rivive l’adolescenza perduta. Il politico adotta con i suoi elettori lo stesso comportamento che un quindicenne medio ha con gli amici. Ogni incontro pubblico che in senatur ha con i propri compagni diventa un occasione per scherzare questa o quella persona. L’affossamento della legge contro l’omofobia è diventata l’occasione per ridere degli omosessuali. Certe dichiarazioni Bossi non si permette di farle negli spazi istituzionali dove lo scherzo non è previsto dall’etichetta.

Il problema vero della coppia Borghezio-Bossi non sono i contenuti su cui si è scritto di tutto di più. I due faticano a confrontarsi con il tempo che passa. Da quando la loro stanzetta è stata aperta ad una confraternita una parte della Lega Nord ha deciso di fare a meno del colore caricaturale che ancora oggi acceca gli analisti.

Flavio Tosi, quarantenne sindaco di Verona, prova ad emanciparsi dai padri politici trasformando in forza i loro limiti. L’omofobia del Carroccio ufficiale non piace ai propri militanti gay che iniziano a manifestarsi con modalità e tempi riconducibili al coming out degli omosessuali vicini ai defunti Ds. Leonardo Facco, autore di Umberto Magno, al sottoscritto ha raccontato di queste persone nel 2010. L’anno successivo alle comunali di Bologna si sarebbe candidato proprio un leghista dichiaratamente gay. Tosi ha presente questa parte del movimento. Per loro e tutti gli altri veronesi ha finanziato un spettacolo teatrale contro l’omofobia: “Come istituzione dobbiamo tutelare i diritti di tutti”.

Il sindaco leghista con Roberto Maroni è, inoltre, l’espressione del partito che utilizza la rete senza diventarne un contenuto. Una parte del partito, arretrato tecnologicamente come molti (l’home page del quotidiano la Padania parla da sola), è una notizia in rete per ciò che fa senza diventare un fake, l’ennesimo, riconducibile a Borghezio.

Diritti e dialogo diretto con il proprio elettorato, mediato oggi dai social network, sono i veri problemi di un partito che solo oggi, dopo decenni, prova ad uscire dalla propria cameretta. Fuori c’era troppo da fare.

Colonna Sonora: Green Onions di Booker T. & the M.G.s. perché i problemi della verde Lega Nord sono come l’alitosi provocata da certe cipolle. A volte una fiatella importante la si risolve solo con la bocca chiusa.

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