Stefano Grazioli
Gorky Park
5 Agosto Ago 2011 0927 05 agosto 2011

Rifare l'Urss?

Vent’anni sono passati dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. L’Impero crollò, nacquero quindici Stati indipendenti. Le repubbliche baltiche sono state integrate velocemente nell’Unione Europea e nella Nato, altre come Ucraina e Georgia bussano a entrambe le porte, la Bielorussia di Lukashenko si avvia al collasso, Armenia e Azerbaijan non si parlano a causa del Nagorno-Karabakh, la Moldavia è allo sbando, sui cinque Stan dell’Asia centrale si stende il pietoso velo dell’ignoranza occidentale. Ma non parliamo di questo.

La Russia, dopo il decennio anarchico sotto Boris Eltsin, sta riconquistando il suo ruolo egemone nell’area euroasiatica istituendo rapporti sempre più stretti con le ex repubbliche. L’Unione doganale con Bielorussia e Kazakistan (cui si uniranno presto in diverse forme Ucraina e Kirghizistan, probabilmente il Tagikistan), le relazioni privilegiate con Kiev ed Erevan che hanno portato agli accordi sul prolungamento della permanenza delle truppe russe a Sevastopoli e Gyumri, il rafforzamento di Sco e Csto, il sostegno all’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud, oltre naturalmente alla carta Gazprom che funziona dal Caspio al Pamir.

Il Cremlino vuole ricostruire l’Urss? No, anche se magari a qualcuno piacerebbe e una lettura in questa chiave piace agli spiriti russofobi sparsi da Washington a Bruxelles. Le ex repubbliche sovietiche sono indipendenti e rimarranno tali, non cederanno certo la propria sovranità in nome di un passato che non c’è più.

È sicuro però, come ha fatto l’Europa dopo la lacerazione della Seconda guerra mondiale, che mettersi insieme dietro una locomotiva potente può giovare a tutti. Mercato e moneta unica sono arrivati da noi mezzo secolo dopo che ci si era riuniti intorno a carbone e acciaio. Ora è il gas che a est fa la forza, non qualche ideologia malata.

Le ambizioni di Mosca in un mondo multipolare prevedono il rafforzamento delle relazioni politiche ed economiche con i paesi vicini, ma anche con quell’Europa una volta nemica. Berlino in prima fila. L’Urss, per fortuna, non c’entra nulla.

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