ManicaLarga
9 Agosto Ago 2011 0218 09 agosto 2011

LONDRA BRUCIA

Bene. È notte fonda, intorno a casa mia si sentono le sirene delle volanti della polizia sfrecciare e poi assottigliarsi nella notte. Oggi mi sono fatto gli scontri di Peckham, ieri ero a Enfield. Londra brucia. Letteralmente. Nel quartiere di Croydon un negozio di mobili vecchio di oltre 100 anni, da cinque generazioni in mano della stessa famiglia, è finito in fumo. I proprietari lo hanno visto sfinirsi seduti comodamente sul divano di casa grazie al canale 24 ore della BBC. Mentre scrivo la guerriglia si allarga di città in città: Birmingham, Leeds, Liverpool, c'è chi dice Bristol. Ma perché?

Già, perché. È una domanda che pongo di continuo. Al ragazzo che si porta via un DVD da Currys, a chi guarda la sassaiola tra facinorosi e agenti in anti sommossa, agli abitanti dei quartieri. Le risposte girano come losanghe in un caleidoscopio. La polizia è razzista, il governo ha tagliato troppo, sono solo teppisti e delinquenti, ecco il bel risultato per aver permesso che intere famiglie non lavorassero mai e pigliassero fior di sterline in sussidi, qui non c'entra la politica, è tutta colpa della politica. Vacci a capire, direte voi. E infatti è difficile. La trappola di mettere sullo stesso piano piazza Tahrir e Hackney Central volteggia come uno sparviero. Non ho visto molta poesia nelle strade. Al contrario ho documentato un bel po' di vandalismo.

Ma poi. Quando vedi che a Haringey, il comune di Tottenham, dove tutto ha avuto inizio, ha tagliato del 75% i servizi per i giovani e otto youth club su tredici hanno chiuso un dubbio ti viene. Ora, dicono i ragazzi incappucciati, non sappiamo più dove andare, stiamo in strada - è estate anche qui, cribbio - e la polizia ci ferma. E ci perquisisce. E la temperatura sale. La battaglia di Hackney sembra sia scattata così, oggi. Ormai pare chiaro che la morte di Mark Dugger, su cui pende un'inchiesta, c'entri poco con gli incidenti di oggi. Il che non esclude o elimina il fatto che i ragazzi siano arrabbiati, si sentano cittadini di serie B. Ma di nuovo: perché? Per una certa parte di opinione pubblica ha ragione il governo. Qui gli aspetti sociali non c'azzeccano niente, questi sono delinquenti. E come tali vanno trattati. La polizia dunque farebbe bene a calcare la mano.

In effetti l'approccio è stato molto soft. In Italia sarebbero stati sparati quintali di lacrimogeni. Se non di peggio. A Londra, invece, si tende a contenere, a puntare su cariche ripetute e poi ripiegare. Detto questo su internet a un certo punto spunta sempre il video di qualche agente che mena qualcuno. Quel qualcuno pare - conferme non ce ne sono - sia stato una ragazza giovane. Il rumor vuole che fosse sabato e da lì s'è scatenato tutto. Per me, però, c'è anche da mettere in conto l'assetto tutto britannico della società britannica. S'è scritto ad esempio delle banlieu. Ecco, a Londra non ce ne sono. Nel senso che le case popolari sono disseminate su tutto il territorio della capitale - persino a due passi dal Big Ben - e quindi concentrazioni di dannatos non si verificano. Il che però spiega anche perché i disordini sono ovunque.

Insomma, se da un lato questa opzione a macchia di leopardo evita i ghetti dall'altro ti sbatte in faccia le sperequazioni: le case da centinaia di migliaia di sterline a 20 metri dai falansteri post blitz tedeschi. E poi la società britannica, benché indubbiamente tollerante, resta classista. Non hai fatto la scuola giusta? Difficile salire la scala che porta alla felicità. E la mobilità sociale, dicono tutti i dati, negli ultimi 30 anni s'è ridotta. Concludendo. Questi saranno anche dei teppisti. E lo sono, per carità. Ma sono migliaia. La Gran Bretagna deve decidere ora se vuole guardarsi dentro e capire le ragioni di questo disagio o solo reprimere applicando, pur in modo sacrosanto, la legge. In ogni caso, da domani il Regno Unito non sarà più lo stesso: la pax laburista è oggi ufficialmente finita.

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