Saro Capozzoli
Bussola cinese
12 Agosto Ago 2011 2050 12 agosto 2011

Double Dip: una realtà sempre più vicina e dolorosa per l'Italia

Un settimana che è stata tra le più nere per la nostra borsa, chiude oggi in netto rialzo. Presi dall’euforia non dovremmo però abbassare la guardia dato che tutti gli ingredienti per la caduta libera in una seconda crisi globale sono ancora tutti presenti.

Quello che dovrebbe preoccuparci di più, questa volta, è che una seconda crisi potrebbe rappresentare solo l’inizio di una depressione con caratteristiche nuove, e con uno sviluppo a “VL”, quindi dopo una prima crisi e una prima ripresa timida, ecco una seconda crisi che l'affossa. Una crisi più strutturale e di lunga durata, con conseguente rischio di destabilizzazione sociale globale.

Alla crisi iniziata nel 2008, abbiamo assistito a diverse risposte e ricette per uscirne fuori : gli Stati Uniti hanno cercato di supportare le banche d’affari e le maggiori istituzioni finanziarie anche private. In Germania si è invece investito molto nello sviluppo delle proprie esportazioni. Strada seguita anche dalla Francia.

La Cina ha invece investito 586 miliardi dollari nel piano di stimolo del 2008 per lo sviluppo delle proprie infrastrutture, ma anche in investimenti a medio lungo termine, in modo da stimolare i consumi interni per non dipendere più solo dalle esportazioni.

Potrei anche aggiungere che grazie a scelte e politiche lungimiranti degli ultimi venti anni, che hanno puntato verso l’Asia come mercato di sviluppo, la Germania è quella che ha di più beneficiato dai provvedimenti e investimenti cinesi dato che gran parte delle aziende tedesche che contano sono in Cina e ben affermate. Questo ha avuto notevoli ricadute anche sulle aziende nella stessa Germania che hanno continuato a produrre anche per rispondere alle richieste cinesi di macchinari e di prodotti ad alta tecnologia tedesca

L’Italia ha invece reagito scegliendo di negare fino a poco tempo fa l’esistenza stessa della crisi, mascherandosi dietro la soldità delle proprie banche.

Sono state quindi adottate solo politiche di contenimento della spesa piuttosto che di sviluppo e di rilancio, e senza riuscire a liberare le risorse necessarie per fare riforme. Questo anche a causa del sistema politico che è ingessato e incapace di ragionare su strategie che vadano di là delle successive elezioni e non in grado di capire la nuova situazione globale e dei cambiamenti in atto. Il tutto aggravato anche dai numerosi conflitti di interesse presenti nel paese a diversi livelli.

L’eventuale “double dip” come viene chiamato, potrebbe però questa volta non veder una via d’uscita nel medio termine, dato che la Cina potrebbe non essere in grado di reagire come in passato.

Se consideriamo che il debito bancario cinese è quasi circa il 180% del PIL nel 2010, e più di un terzo di questo potrebbe non essere esigibile, se le esportazioni dovessero precipitare come conseguenza di un secondo shock finanziario in occidente, la Cina potrebbe questa volta non seguire lo stesso percorso di 3 anni fa per cercare di incrementare i consumi interni e per tenere alto lo sviluppo industriale e commerciale.

Sviluppo che è vitale per il mantenimento della pace sociale, sempre più difficile anche a causa dell’inflazione che cresce.

Non si ricreerebbe quindi il ciclo virtuoso che è poi stato molto importante per le economie occidentali con forte presenza industriale e strutturata in Cina (Germania, Francia, Stati Uniti, Giappone, Korea del Sud, Olanda).

Le tensioni sociali in Cina potrebbero accendersi anche sulla scia della polemica su come il governo abbia investito il patrimonio del paese per finanziare il debito americano a scapito dei lavoratori cinesi.

Oggi quindi, i politici cinesi hanno meno spazio di manovra e dovremmo quindi iniziare a preoccuparci seriamente e cercare di evitare che la crisi precipiti, anche a costo di smembrare l’unione europea di due macro aree, una virtuosa nell'Euro, ed una in via di sviluppo dove ci vedrei l’Italia in prima fila.

Questo come stimolo a scrollarsi di dosso certi meccanismi obsoleti, e varare le vere liberalizzazioni che se non fatte inchioderanno il paese al XX secolo. Dovremmo finalmente varare le riforme strutturali volte allo sviluppo e alla crescita del paese (scuola, ricerca scientifica, turismo, internazionalizzazione della nostra industria e del paese, etc.) sulle quali apriremo un nuovo capitolo presto, prendendo proprio come esempio le economie emergenti e su come stanno navigando dentro la tempesta.

Si dovranno quindi evitare i tagli indiscriminati che non fanno crescere il paese ma anzi lo deprimono e ci fanno solo allontanare dall'Europa.

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