Teardrop
17 Agosto Ago 2011 1453 17 agosto 2011

Berlusconi ci ha provato ma l'inglese rimane per pochi

Paolo Stefanini ha provato a tradurre con Google Translate un articolo de Linkiesta. Sedici passaggi hanno smembrato il pezzo che dell’originale conservava solo le intenzioni. I risultati di questo esperimento sono interessanti se non ci sofferma solo sull’affidabilità dell’applicazione. Perché i traduttori, quelli veri, sono scomparsi dalle redazioni?

L’estinzione di un certo tipo di professionalità è il risultato più lampante della miopia di alcuni giornalisti. Certi lavoratori dei mass media non hanno la consapevolezza del mercato in cui operano. Per loro i lettori nazionali sono più che sufficienti. Poco importa se negli ultimi tempi la richiesta di informazioni italiane sia aumentata: dopo la copertina “Bella Ciao” del Der Spiegel il New Yorker ha pubblicato “Basta Bunga Bunga”. L’informazione italiana potrebbe fornire a queste ed altre testate il materiale necessario investendo in traduttori che con il loro lavoro diventerebbero i nodi di un network internazionale d’informazione. La pubblicazione bilingue, inoltre, aiuterebbe gli stranieri che vivono in Italia per un breve periodo.

L’inglese per tutti, promesso da Berlusconi nel 2001, rimane ancora per pochi. Il fallimento politico del progetto basato sulle tre I (le altre due erano Impresa e Informatica) è diventato l’alibi per l’informazione che traduce solo i pezzi più simpatici. Alla stragrande maggioranza dei lettori italiani non arrivano le analisi dell’Economist. I Giornalisti importano solo improbabili ricerche di università che probabilmente non esistono.

Il blocco in uscita e in entrata delle informazioni è un problema che dagli addetti ai lavori non viene percepito come tale. I responsabili marketing dei siti non vedono questo flusso delle notizie e puntualmente chiedono alle redazioni web di aprire un canale femminile. Genere batte Globo ed esclude il 48% della popolazione. Altro che crisi della carta stampata. Il problema vero è un monopolio linguistico e concettuale che per pudore chiamiamo mercato.

Colonna sonora: Awesome dei BloodyBeetroots perché dello stesso pezzo non esiste solo la versione italiana con Marracash

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