Saro Capozzoli
Bussola cinese
21 Agosto Ago 2011 1410 21 agosto 2011

Expo 2015: l'ultima chiamata per la rinascita

E’ sempre più sconcertante assistere alle vicende legate all’Expo 2015 di Milano, ma prima di parlare di questo evento futuro, vorrei guardare a cosa è avvenuto l’anno scorso a Shanghai.

L’Expo 2010 è stata sicuramente la più grandiosa della storia che ha visto trasformare una città di circa venti milioni di abitanti impregnata di storia del XIX e XX secolo, in una megalopoli attrezzata a sostenere lo sviluppo di questo secolo.

Ricordiamo ora alcuni numeri dell’Expo 2010 : sono stati spesi circa 3 miliardi di USD per la costruzione dell’area di circa 6 km2 mentre la vendita dei biglietti ha generato circa 2 miliardi di USD grazie agli oltre 70 milioni di visitatori. Nei cinque anni precedenti, senza fermarsi un solo giorno, i lavori hanno trasformato la città nel suo tessuto.

Nel 2004 a Shanghai operavano 4 linee della metropolitana, sei anni dopo erano già operative 11 linee con circa 5 milioni di passeggeri al giorno, e nel giro di altri 3 anni le linee in totale saranno 18 per un totale di più di 430 km, superando l’estensione del sistema di Londra.

Sono stati spesi più di 60 miliardi di dollari in opere e strutture legale all’evento dell’anno scorso.

Com’è stato finanziato il tutto?

Come prima cosa si è creato e pensato un format ed un tema per l’evento che potesse ispirare le aziende e il pubblico : “una città migliore per una vita migliore” attirando decine di aziende e multinazionali ad investire e a chiedere la sponsorship. La membership da sostenitore costava 50 ml di USD (trovando come aderenti L’Oreal, IBM, Coca Cola, etc.) e a scalare si potevano comprare i diritti di uso del logo e dell’evento, a colpi di milioni di USD. Anche i singoli eventi divenivano fonte di guadagno per l’Expo.

Ovviamente questo non è bastato e sono stati emessi dei bond decennali per 4 miliardi di USD che sono stati piazzati in poco tempo.

Altra fonte di reddito indiretto per la città è stato ovviamente il turismo, che con viaggi, alberghi, e tutto l’indotto sono stati sono ricavati altri 8 miliardi di USD.

Tutto questo ha generato circa 600 mila posti di lavoro e molti di questi sono risultati essere definitivi, e senza contare i milioni di volontari che si sono alternati a supporto dell’evento.

A giochi fatti, le autorità si aspettano ora di recuperare almeno un trilione di yuan (circa 150 miliardi di dollari) dalla vendita dei terreni dell’area dell’expo essendo questi nel pieno centro della città.

E’ stato un evento che ha unito il paese tutto nella realizzazione di un obiettivo comune in un paese “comunista” che ha utilizzato tutti i mezzi a disposizione del capitalismo (sponsorship di aziende, vendita di spazi pubblicitari, etc.) per raccogliere fondi. Non so se la Cina da questo investimento abbia tratto degli utili, ma sicuramente ha saputo dimostrare di saper gestire situazioni complesse come questa che hanno coinvolto più di 170 diversi paesi e decine di milioni di vivistatori, e di riuscire ad ascoltare tutte le parti coinvolte per poi decidere su come procedere per ottenere il miglior risultato.

Veniamo a quanto sta invece accadendo a Milano per la nostra Expo del 2015 (che inizierà fra meno di 5 anni).

Senza parlare della situazione e del ritardo con cui ci si sta muovendo, dove addirittura si sono persi mesi solo nel definire dove mettere l’ufficio del commissario, a piazza Duomo o in periferia! evito di parlare del resto per pietà.

Certamente l’evento del 2015 non potrà essere paragonato a quello di Shanghai, per ovvie ragioni di dimensioni del paese, ma sarà certamente un’occasione per l’Italia tutta e non solo per Milano.

Il grido di dolore del Sindaco Pisapia mi ha colpito e sconvolge assistere al gioco al massacro che si assiste a Milano. Si etichetta un evento globale come l’Expo come un’iniziativa di parte (“è la expo della Moratti e di Prodi” si scrive su certi giornali) per scaricarla, senza comprenderne la portata e l'opportunità per l'Italia tutta di essere sotto i riflettori del mondo.

Si spendono soldi per promuovere l’Italia nel mondo, ma non siamo capaci di promuovere l'Italia nel nostro stesso paese.

Se si dovesse annullare o ridimensionare l’Expo con la scusa della crisi, non solo perderemmo la poca affidabilità che ci resta nel mondo, ma sarà impossibile poter ottenere fiducia su altri eventi come le Olimpiadi del 2020 o altro ancora.

Il rischio di “default” della nostra immagine è troppo grande.

Dovremo invece puntare su quest’occasione per far ripartire l’Italia e dimostrare la nostra capacità di esecuzione di un progetto che deve unirci. Distinguere tra sprechi e investimenti è fondamentale e ci sono tante voci da tagliare in Italia. Non mi riferisco solo ai costi della politica, che alla fine sono solo una parte marginale nel nostro debito pubblico, ma a costi strutturali da tagliare per sempre.

Su questo ci soffermeremo presto facendo dei paragoni su cosa accade nel mondo e su come imparare dallo sviluppo asiatico per far rinascere l’Italia.

Mi chiedo: che cosa ci vanno a fare i nostri politici in visita a Shanghai e in giro per il mondo se poi non si impara e non si cambiano le politiche di sviluppo, restando legati ad atteggiamenti e a posizioni di bassa provincia?

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