Massimo Sorci
Attentialcane
30 Agosto Ago 2011 1320 30 agosto 2011

Il diversamente bolscevico

Cercherò di spiegare brevemente perché Giovanni Lindo Ferretti – e la sua ri-conversione al cattolicesimo – non possono essere ridotti ad uno spot.

Come scritto da Linkiesta, una sua rubrica verrà ospitata su Avvenire, il quotidiano della Cei, e c’è da giurare che della cosa si parlerà un po’. Da una parte gli atei devoti e i teo-qualcosa, dall’altra le vergini violate dell’ortodossia rocchettara e della lotta irriducibile.



A queste platee di tifosi, eguali e contrapposte, che manco a un programma della De Filippi, c’è una sola cosa sensata da dire: Giovanni Lindo Ferretti, prima che coerente (ma chissenefrega della coerenza, in fondo), è un autentico. Non che la qualità sia salvifica in sé – anzi, la categoria di autenticità appare a volte piuttosto opaca – però può aiutare a capire il personaggio.

“Sono stato un giovane estremista sciocco stupido e di buon cuore”, scrive in Reduce, il suo primo libro. Ecco, l’ex leader dei Cccp, poi Csi, poi Pgr è rimasto tale e quale: un estremista vero. Nel senso che non ha mai cercato pannicelli terzisti e ha fatto tutto in prima persona. Con il medesimo coraggio e la stessa fisicità che lo porta ora ad un cattolicesimo che non ammette scorciatoie. Atteggiamento scespiriano? Forse. Da spiegare con la psicanalisi? Può darsi.

Però, in questa epoca di elogi della lentezza e di pellegrinaggi col gps a tracolla, l’idea che ci sia uno che viaggia per davvero, un monaco viandante “più adatto ai mutamenti”, magari un po’ pazzoide con la propensione all’osso delle faccende è una cosa destabilizzante. Estrema, ecco.

Ferretti è la “splendida Bolormaa” di una delle canzoni di Tabula rasa elettrificata, molle, resistente che lascia “fluire il dolore” senza averne paura. E’ – appunto – “monito terrorista ché la retta è per chi ha fretta”. Senza giudicare fede e pose spirituali altrui, questa azione terroristica la compie senza imbragatura. E’ un alpinista che va su in vetta senza ossigeno. Uno che resterà sempre “fedele alla linea anche quando non c’è”, a differenza di tanti che la linea la dettano ma pretendono soltanto la fedeltà altrui.

E quelli che considerano questo suo presente di baciapile un’ombra sul passato punkettone e rivoluzionario beh, forse non considerano un’eventualità: e se fosse rimasto l’ultimo avanguardista, un diversamente bolscevico? In fondo sono altri ad essere stati sorpresi dal tempo che passa, sclerotizzati, imbiancati, rigidi in posa per una foto comicamente – questa sì – reazionaria e conformista.

Giovanni Lindo Ferretti sa – e lo canta in Orfani e vedove – che in fondo la libertà è “un doveroso pericolo”. Un pericolo che è disposto a correre. Questo è il semplice motivo per il quale un cristiano non democristiano e un punk non anchilosato riesce ad essere molto più di uno spot.

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